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Dic 27, 2021 | Sondaggi

La Caporetto dei sondaggi del 1948.

I sondaggi ieri e oggi.

Una delle immagini più iconiche della politica statunitense e della storia dei sondaggi risale al 1948. Il democratico Harry Truman, due giorni dopo essere stato confermato Presidente degli Stati Uniti, baldanzoso e sorridente tiene in mano una copia del Chicago Daily Tribune che recita “Dewey Sconfigge Truman”. Dewey era ovviamente il candidato dei Repubblicani alla Presidenza. La vittoria di Truman era stata abbastanza netta nel voto popolare, con un risultato finale 49% vs 45% che significava una differenza di circa due milioni di voti.

Il titolo del giornale, mandato in stampa prima del risultato finale, in realtà rifletteva semplicemente il mood generale che si respirava tra gli addetti ai lavori; la sconfitta di Truman a favore di Dewey era data per certa. I sondaggi ebbero un ruolo fondamentale nel cementare questa convinzione, visto che tutti davano costantemente Dewey in vantaggio con margine opposto a quello finale (50% per Dewey contro il 45% di Truman).

Perché si ebbe questa Caporetto dei sondaggi?

Le ragioni ovviamente sono molteplici. Per esempio, c’era la diffusa convinzione che gli ultimi mesi di campagna elettorale avessero un impatto minimo sull’esito elettorale e che la maggior parte degli elettori decidesse nei mesi precedenti. Questa convinzione fece sì che durante le settimane precedenti al giorno delle elezioni (il 2 novembre 1948) il numero di sondaggi fosse limitato. Addirittura, Elmo Roper, un esperto sondaggista, dichiarò il 9 settembre 1948, ben due mesi prima delle elezioni, che la sua agenzia avrebbe smesso di fare sondaggi per le elezioni presidenziali per dedicarsi ad altre attività in quanto il risultato era scontato.

NEW YORK - CBS segue i risultati dell'elezione presidenziale statunitense del 1944. Il 7 November 1944, ai microfoni della CBS c'è un'analista politico, Elmo Roper.
Elmo Roper, analista politico della CBS. (Photo by CBS via Getty Images)

La risalita di Truman quindi, che in realtà gli ultimi sondaggi davano ad intravedere, non venne sostanzialmente intercettata dai sondaggi. La sua strategia elettorale di ricompattare la “coalizione del New Deal”, cioè i segmenti della popolazione che più avevano beneficiato e supportato i piani economici del precedente Presidente Franklin Delano Roosevelt (contadini del Mid-West, sindacati, afroamericani delle grandi città e intellettuali progressisti) funzionò perfettamente.

Dall’increscioso episodio del 1948, l’industria dei sondaggi politici ne uscì a pezzi e dovette iniziare un profondo percorso di rinnovamento soprattutto sulla metodologia. Prima di tutto, i sondaggi non disdegnarono più le ultime settimane di campagna e, anzi, nacquero i cosiddetti “exit poll”, cioè le interviste fuori dai seggi agli elettori che hanno appena votato. Nel futuro, alcuni errori si verificheranno nuovamente ma mai della stessa magnitudine del 1948.

Come si costruisce un sondaggio? E come si può evitare quindi che il risultato sia completamente sbagliato?

In primo luogo, durante la parte progettuale è importante capire perché si fa un determinato sondaggio. Questo passaggio è fondamentale per chiarire quali sono gli obiettivi, sia per coloro che lo realizzano sia per coloro che lo commissionano. Oltre agli obiettivi, va chiarito anche l’universo stesso del sondaggio, detto in parole povere, a chi si rivolge un sondaggio. Nei sondaggi politici, di solito l’universo coincide con coloro che hanno il diritto di voto (in Italia, generalmente coloro che hanno più di 18 anni) ma nella sua definizione possono entrare in gioco anche variabili come la geografia, ovvero se un sondaggio è rivolto a chi vive in determinato comune, provincia, regione etc…

Nei sondaggi che si basano sulla “soddisfazione del cliente” invece, l’universo può essere molto diverso. Se ad esempio volessimo indagare la soddisfazione dei servizi di una scuola, allora l’universo dai lavoratori e dalle lavoratrici di quella specifica scuola (presidi, insegnanti, personale ATA , etc…) e dai fruitori del servizio, cioè i bambini, e i loro genitori e parenti. Conoscendo l’universo è più facile poi anche identificarne i limiti. Nell’esempio della scuola, le interviste ai bambini sono chiaramente più complicate rispetto a quelle dei lavoratori e dei genitori; ci sarà bisogno di un’autorizzazione da parte dei genitori affinché i bambini partecipino.

In generale comunque è necessario mantenere un equilibrio; la voglia di ottenere informazioni interessanti deve trovare un bilanciamento con la fruibilità del sondaggio. Il sondaggio non può essere troppo lungo né porre domande troppo complicate che stancano mentalmente l’intervistato. Il rischio è ovviamente che il rispondente si stanchi alla svelta e decida di interrompere l’intervista, perdendo così dati preziosi. Quindi gli obiettivi, l’universo e i limiti sono importanti da capire per poter progettare un sondaggio con l’equilibrio migliore possibile.

La costruzione del questionario.

La seconda parte è la più complicata, cioè la costruzione del questionario, il cuore di un sondaggio. Le domande si dividono sostanzialmente in due tipi: quelle che puntano a capire cosa gli intervistati pensino di un determinato tema e quelle che invece raccolgono informazioni sull’intervistato. Entrambe sono particolarmente importanti. Le prime forniscono gli spunti per l’analisi mentre le seconde servono a capire a quali fasce della popolazione gli intervistati fanno parte (età, genere, occupazione, titolo di studio, etc..) che servirà sia per capire quanto è bilanciato il campione sia per aggiungere livelli all’analisi finale.

Le domande sono particolarmente delicate. In termini generali, devono essere chiare, precise, mettere a loro agio i rispondenti e soprattutto non influenzare la risposta. Quest’ultima parte – anche se sembra scontata – in realtà non lo è. Per esempio, sappiamo che le persone sono più attratte dalle risposte che vedono prima (cioè quelle in cima o che sentono per prime) rispetto a quelle successive. Per questo, se le risposte sono già preselezionate, di solito si fanno ruotare casualmente per far sì che ad ogni rispondente appaia un ordine di risposte diverso. Anche le scale (molto, abbastanza, poco, etc…) andrebbero ruotate sempre per lo stesso motivo. E dovrebbero essere misurabili, per aiutare sia la chiarezza che l’analisi. Domande come “Lei quante volte al giorno fa questa cosa” sono migliori di “Lei fa questa cosa usualmente?”.

La somministrazione del sondaggio.

L’altro tema fondamentale è come e a chi somministrare le domande. I sondaggi del 1948 usavano una maniera molto semplice. Ad ogni intervistatore venivano date delle quote da riempire (per esempio 5 donne bianche sopra i 60 anni, 3 maschi afroamericani sotto i 30 anni, etc..) rappresentative della popolazione. Stava poi a lui o lei trovarli ed intervistarli, se necessario anche per strada. Questo metodo aveva un problema enorme: l’intervistatore in realtà aveva molto potere, inconsciamente, nella scelta degli intervistati. In altre parole, i suoi pregiudizi sociali, spesso inconsci, avevano un effetto nel selezionare gli intervistati.

Quello che già al tempo veniva proposto dagli scienziati sociali, e venne adottato dopo il 1948, si chiama campionamento probabilistico, ovvero un sistema che permette ad ogni persona di avere più o meno la stessa possibilità di venire intervistata. In termini pratici, all’epoca cambiarono il sistema, scegliendo casualmente degli indirizzi negli Stati Uniti e mandando gli intervistatori in quelle case ad intervistare le persone. Un netto miglioramento del sistema che si vedrà già nei sondaggi delle elezioni presidenziali del 1952.

Va chiarito che un sistema probabilistico perfetto al 100% nella realtà difficilmente esiste. Nell’esempio degli indirizzi casuali menzionato in precedenza, un sistema costoso ma probabilmente il più vicino al 100%, i senzatetto non hanno sostanzialmente possibilità di essere intervistati. Nei metodi più comuni oggi, cioè chiamate telefoniche ed interviste online, chi non ha una connessione internet o un telefono viene nei fatti escluso. Io, ad esempio, non ho un telefono fisso nella casa in cui vivo e immagino di non essere il solo. Questo significa che è sostanzialmente impossibile che io, e gli altri nella mia stessa situazione, possiamo essere scelti come intervistati da qualunque sondaggio che usi esclusivamente un metodo di chiamate telefoniche a numeri fissi.

Le modalità di somministrazione di un sondaggio.

Per questo motivo, spesso oggi è usata una modalità mista. Parte delle interviste vengono fatte con modalità CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) mentre altre con modalità CAWI (Computer Assisted Web Interviewing). Le due modalità di solito riescono a integrarsi abbastanza bene. La CATI, infatti, ha problemi nell’intervistare le fasce più giovani della popolazione che non hanno telefonia fissa ma riesce ad intervistare molto bene le fasce più anziane in quanto sono quelle che hanno ancora un telefono fisso e, essendo in pensione, passano più tempo a casa. La situazione invece si ribalta con la modalità CAWI dove è più facile intervistare i settori della popolazione più giovani, mentre diventa problematico raggiungere le fasce più anziane che hanno meno dimestichezza con strumenti tecnologici.

Il campione rappresentativo.

Il passo successivo è lavorare sul campione rappresentativo (o così dovrebbe essere) dell’universo preso in considerazione. Difficilmente le risposte saranno veramente bilanciate per le diverse variabili (età, genere, residenza, titolo di studio, etc..). In questo caso si possono usare due strategie. La prima si chiama “chiusura delle quote”. Nell’avanzare delle interviste, si vedono quali categorie stanno rispondendo più di quello che dovrebbero e quali meno. Partendo dal numero di interviste che si vogliono fare (400, 800, 1.000 etc..) si calcolano le quote ideali.

Per esempio, considerando una divisione 50/50 tra uomini e donne e 1.000 risposte totali ideali, le risposte degli uomini dovrebbero essere 500 e 500 quelle delle donne. Se gli uomini stanno rispondendo di più raggiungeranno più rapidamente le 500 risposte. In quel momento, si smetterà di accettare interviste dagli uomini e si cercherà di intervistare solamente donne per poterle portare a 500. Questo processo è molto importante ma non permetterà comunque di raggiungere una precisione perfetta a causa di problemi pratici; potrebbe, ad esempio, essere necessario molto più tempo del previsto per concludere un sondaggio perché non si trovano persone che rispondano a caratteristiche specifiche (esempio: donna sotto i 30 anni imprenditrice che viva in campagna).

Per ovviare questo problema si può ricorrere alla ponderazione, ovvero un ricalcolo del valore di ogni risposta a seconda delle caratteristiche. Se gli uomini e le donne – anziché costituire ognuno il 50% del totale – si dovessero distribuire per il 55% e il 45% nelle risposte, si procederà a diminuire il valore delle risposte degli uomini (cosicché il loro totale faccia 50%) e si aumenterà il valore delle risposte delle donne (con totale che valga 50%). Il processo viene fatto per tutte le altre variabili (età, residenza, voto nel passato etc..) in modo che le percentuali rispecchino la realtà dell’universo.

L’analisi dei sondaggi.

Infine, c’è la parte d’analisi che, nonostante il timore iniziale di avere a che fare con software statistici che sembrano molto complicati, in realtà (come si sarà già intuito) è la parte meno problematica del processo. Un elemento importante di questa parte, oltre ai risultati generali, è la segmentazione delle risposte. Cioè capire le variazioni tra i diversi segmenti della popolazione: che ne pensano di questa specifica domanda le donne? E i giovani? E coloro che hanno il diploma di maturità?

Quando si leggono i risultati di un sondaggio, il margine d’errore è la prima cosa che va guardata, poiché ci dice quanto i risultati sono accurati e in che forbice si possono potenzialmente muovere. Se il margine d’errore è del 5% vuol dire che i risultati di ogni domanda sono dentro un range tra un 5% in più e un 5% in meno del risultato. Per esempio, se il 40% delle persone risponde di votare per un determinato partito, il risultato reale sarà molto probabilmente tra il 45% e il 35%.

Per concludere.

Un sondaggio deve essere visto come la fotografia di un momento. L’ambiente circostante va tenuto in considerazione. Se ad esempio la raccolta delle interviste avvenisse nello stesso momento in cui i media stanno dando particolare importanza ad un determinato evento, allora le prime potrebbero essere influenzate. Per fare un esempio, è molto probabile che il cambiamento climatico venga maggiormente identificato come un problema del futuro se le interviste sono state fatte durante o immediatamente dopo la COP26 di Glasgow.

Un sondaggio serve ad identificare trends e non a dare risposte specifiche o predizioni estremamente esatte di un evento come le elezioni. Un sondaggio può rispondere a molte domande ma non a tutte. Ma soprattutto un sondaggio non può prendere decisioni politiche. Quelle spettano ad altri attori che devono essere in grado di comprendere, analizzare e nel caso anche criticare le risposte che dà il sondaggio.

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