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Mar 23, 2022 | Comunicazione politica

Ora sono 117.

Il discorso del Presidente ucraino Zelensky al Parlamento italiano

«Una settimana fa ho parlato durante un incontro per la pace a Firenze in cui ho chiesto a tutti di ricordare il numero 79, che era il numero di bambini uccisi. Ora sono 117. E questo è il prezzo della procrastinazione del conflitto».

Sono le parole con cui il Presidente ucraino Zelensky ha iniziato il suo discorso in collegamento alla Camera dei Deputati di Roma

Dopo i video collegamenti con i Parlamenti in Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Israele e Germania, Zelensky ha tenuto anche davanti alle camere italiane il suo intervento. Dall’inizio del conflitto l’intento del presidente ucraino è stato ottenere consenso internazionale e portare la questione ucraina in tutto l’Occidente. Come previsto, infatti, Zelensky ha tentato di sensibilizzare i parlamentari italiani a impegnarsi maggiormente nel sostenere l’Ucraina contro la Russia.

Il discorso non è stato molto diverso da quelli tenuti precedentemente nei parlamenti degli altri Paesi. Seguendo ormai un proprio format, il presidente ucraino sta nettamente vincendo la battaglia propagandistica grazie alla sua efficace comunicazione rivolta all’estero, malgrado l’Ucraina sia la parte più debole nel conflitto armato.

In ogni discorso Zelensky fa riferimenti diversi ma molto puntuali, legati spesso alla storia e all’identità. Rivolgendosi alla platea e cogliendo appieno l’emotività del pubblico che di volta in volta ha avuto davanti. Per la Germania ha usato il famoso «mai più» notoriamente legato all’Olocausto, o il «nuovo muro di Berlino» che sta sorgendo in Europa a dividere libertà e oppressione. In Inghilterra ha fatto invece riferimento a Winston Churchill e William Shakespeare. Il riferimento alla CN Tower di Toronto è invece stato usato per rivolgersi al Canada. Infine, al Congresso americano ha paragonato gli attentati dell’11 settembre all’invasione russa dell’Ucraina per poi citare Martin Luther King: «I have a dream».

I discorsi di Zelensky sono molto evocativi e rispettano una scelta comunicativa precisa (che avevamo analizzato in dettaglio qui). Fermezza, sincerità e ricerca dell’emozione, creano un mix molto efficace con la scenografia dei suoi discorsi. I colori che spiccano sono quelli di guerra (il verde dei suoi abiti) e dell’Ucraina, con la bandiera del paese sempre in vista.  Il resto passa in secondo piano: muro bianco, scrivania spoglia, pochi fogli. Ciò che deve passare è la tragicità della situazione, e Zelensky riesce a farlo alla perfezione. 

Anche il Washington Post ha analizzato l’investimento comunicativo ucraino. Le scelte del presidente hanno finito per influenzare realmente i Paesi occidentali e la loro percezione dell’invasione russa dell’Ucraina. Sanzioni, aiuti e collaborazioni sono anche frutto dello sforzo comunicativo di questa campagna. 

Il caso italiano

Il discorso di Zelensky al Parlamento italiano ha sorpreso tecnici ed esperti. Seppur l’intervento abbia riscosso ampi consensi tra le forze politiche italiane (malgrado alcuni malumori alla vigilia), nel testo sono mancati riferimenti alla Resistenza partigiana. In tanti si aspettavano un’analogia di questo tipo. La stampa spesso ha parlato della difesa ucraina in termini di «resistenza all’invasore» alludendo alla Resistenza contro il nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale. Zelensky si è limitato soltanto ad un rapido passaggio legato al ricordo del nazismo:

«A Kiev torturano, violentano, rapiscono bambini, distruggono e con i camion portano via i nostri beni. L’ultima volta in Europa tutto ciò è stato fatto dai nazisti».

Per evocare l’identità italiana Zelensky si è affidato prima al confronto tra Genova e Mariupol. Entrambe città da mezzo milione di abitanti ed entrambe molto conosciute:

«Le città ucraine vengono distrutte, alcune sono completamente distrutte, come Mariupol, sulla costa del mare d’Azov, dove c’erano circa mezzo milione di persone come nella vostra città di Genova dove sono stato».

Ed ha proseguito:

«A Mariupol non c’è più niente, solo rovine. Immaginate una Genova completamente bruciata dopo tre intere settimane di assedio, di bombardamenti, di spari che non smettono neanche un minuto. Immaginate la vostra Genova dalla quale scappano le persone a piedi con le macchine, con i pullman, per arrivare dove è più sicuro».

Dopo il richiamo alla città ligure, Zelensky si è affidato al riferimento alle famiglie per far presa sugli italiani. Nel discorso i termini «famiglia» e «famiglie» appaiono 7 volte. Tra i passaggi più significativi:

«Ci sono migliaia di feriti, decine di migliaia di famiglie distrutte, centinaia di migliaia di vite distrutte come il loro futuro»

«Prima della guerra ho visitato spesso il vostro Paese e apprezzo moltissimo la vostra ospitalità, la vostra sincerità e a volte anche la vostra forza nelle relazioni perché ho visto cosa sono le vostre famiglie, cosa significano i figli, cosa significa la vita per voi».

«Oggi in Italia ci sono più di 70.000 dei nostri concittadini che sono stati costretti a fuggire dalla guerra, di cui più di 25.000 sono bambini, e molti di loro sono stati accolti direttamente nelle famiglie e anche forse nelle famiglia dei presenti».

Zelensky ha infine chiesto all’Italia di proseguire sulla strada delle sanzioni, inasprire le restrizioni economiche per gli oligarchi e la Russia, ma anche: 

«Dovete sostenere le sanzioni e l’embargo contro le navi russe nei vostri porti. Non dovete permettere assolutamente eccezioni alle sanzioni per nessuna banca russa».

Un leader contemporaneo

Le spiccate doti comunicative di Zelensky emerse nel discorso tenuto di fronte al Parlamento italiano non dovrebbero però sorprendere. Prima di entrare in politica il leader ucraino era un famoso attore comico. Netflix ha reso da poco disponibile sul suo catalogo statunitense la serie Servitore del popolo, con Zelensky nei panni di un insegnante di storia che diventa Presidente. In Italia, La7 ha comunicato recentemente l’acquisto dei diritti tv e l’imminente messa in onda della serie.

Zelensky, comunque, ha investito sin da subito sulla comunicazione. Appena eletto presidente ha utilizzato massicciamente i social per mostrarsi, anche in modi molto informali, ai suoi cittadini. Elementi che lo rendono un leader contemporaneo: avvezzo cioè all’utilizzo dei mezzi che più caratterizzano i nostri tempi. 

Testate ed esperti parlano da giorni della guerra ucraina come di una Tik Tok war, di un conflitto cioè che non si esaurisce sul campo di battaglia. Le capacità del presidente ucraino assumono perciò estrema rilevanza. I discorsi dimostrano quanto la comunicazione e l’uso dei media conteranno anche nelle guerre future per ottenere il sostegno e la vicinanza degli alleati.

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