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Gen 4, 2023 | Comunicazione politica

Che cos’è un coccodrillo?

Sebbene, ovviamente, l’animale (coccodrillo) abbia a che fare con la pratica giornalistica (coccodrillo), oggi non parleremo di animali!

Per qualche strano motivo siamo attratti dai morti. O meglio: rivalutiamo quasi sempre in positivo gesta, frasi, pubblicazioni e più in generale la vita e l’identità di chi non c’è più, con tutte le conseguenze del caso.

Per le grandi icone della musica è ormai diventata un sfortunata ricorrenza: Amy Winehouse, John Lennon, Kurt Cobain, Tupac, Notorious B.I.G, Ray Charles e tanti altri sono solo alcuni esempi. Tutti loro hanno venduto milioni di copie dei propri album dopo essere morti. Alcuni hanno venduto persino di più da morti che da vivi.

Diamo una definizione.

I giornali – e media più in generale – hanno trovato il loro modo di rispondere a questa macabra fascinazione, che altro non è che un’esigenza del mercato: i coccodrilli.

Nel gergo giornalistico, i coccodrilli sono quegli articoli celebrativi e biografici che ricordano chi da poco è defunto, generalmente preparati con largo anticipo per poter essere pubblicati immediatamente in caso di morte improvvisa del personaggio di turno. Vengono aggiornati nel tempo e ogni redazione ne fa uso. Alcune hanno persino un archivio. Si dice che quello del New York Times sia composto da oltre 1700 articoli su personalità famose dell’arte, della cultura, della politica, dello spettacolo e dello sport. 

Con i social media, i coccodrilli si sono diffusi anche tra i comuni mortali; quanti di voi hanno pubblicato una storia quando è morta la Regina Elisabetta, o Pelé o Mihajlović? Il fenomeno è ovunque, anche tra i nostri politici che – essendo esseri umani – non riescono a sottrarsi da un post di elogio funebre.

Momento dietrologia sul coccodrillo.

Il termine deriva dal modo di dire più famoso e conosciuto delle lacrime di coccodrillo: versate da chi finge di provare dispiacere quando in realtà è disinteressato.

I coccodrilli sono di estrazione popolare e provengono dalle onoranze e orazioni funebri del passato. Non seguono l’andatura degli articoli di cronaca, hanno una loro fisionomia e un loro stile. Adempiono al ruolo delle lettere consolatorie, in cui sfogliandole si riconosce un tratto, una caratteristica di chi muore che lo rende familiare e forse somigliante (e quindi vicino) a chi legge.

Il coccodrillo infatti non si occupa di sintetizzare in bella prosa la vita del defunto. Se è necessario pubblicare un articolo celebrativo su qualche personaggio famoso, significa che chi legge già conosce abbastanza bene il defunto. Nei coccodrilli si raccontano quindi minuzie, particolari, eventi significativi ma familiari, abitudini. 

Spesso il racconto di aneddoti relativi a qualche persona famosa assume valore e interesse soltanto dopo la dipartita dell’interessato. Così un vezzo finisce per illuminare e definire un carattere eccezionale, o una carriera di successo, arrivando a rappresentare spesso una città o un intero Paese.

E quando a morire è un avversario?

Si sa, persone e testate giornalistiche sono schierate (più o meno) politicamente e quando a morire è una figura di orientamento opposto viene concesso il cosiddetto onore delle armi all’interno del coccodrillo. Si riconosce con una particolare retorica benevolente il valore dell’avversario che non c’è più, malgrado l’avversità intercorsa fin a quel momento.

È successo non troppo tempo fa con Mikhail Gorbachev, ex leader dell’Unione Sovietica. 

Ultima curiosità.

Spesso succede che un personaggio sopravviva al suo coccodrillo. Accadde a Elizabeth Taylor scomparsa nel 2011: il pezzo che celebrava la sua morte era firmato da Mel Gussow, critico teatrale scomparso sei anni prima. 

Ma è successo anche qualche giorno fa, quando il Corriere della Sera ha pubblicato il 30 dicembre il coccodrillo per la morte del calciatore brasiliano Pelè. A scriverlo è stato Mario Sconcerti, famoso giornalista sportivo morto il 17 dicembre. 

A volte sono persino stati pubblicati coccodrilli senza che la persona in questione fosse veramente morta. Successe a Mark Twain, che una volta saputa della sua presunta morte replicò divertito: «Le notizie sulla mia morte sono fortemente esagerate».

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