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Mag 25, 2023 | Comunicazione politica

Come si scrive uno slogan elettorale?

A ridosso di ogni voto e quindi nelle prime settimane di campagna elettorale la preoccupazione di chi lavora nel marketing politico è soltanto una: trovare lo slogan della campagna. 

Che si tratti dello slogan per un singolo candidato, per una coalizione o per un partito, e che si tratti, di elezioni nazionali, regionali o comunali, lo slogan è uno degli elementi che non può mancare in nessuna campagna elettorale.

Ogni contesto e ogni candidato hanno le proprie caratteristiche, i propri tratti deboli e i propri punti di forza, perciò lo slogan non sarà mai qualcosa di già visto (tranne in alcuni casi particolari) o di preconfezionato. La sua realizzazione va piegata a ciò che abbiamo. Lo slogan, insomma, richiede uno sforzo creativo non indifferente.  Sebbene quindi ogni slogan sia pressoché unico, ci sono alcuni tratti comuni. 

Intanto sgombriamo il campo da possibili equivoci. Lo slogan è una brevissima frase (raramente supera le 4 parole), incisiva e sintetica. Al suo interno cioè, è doveroso racchiudere i valori o le prospettive che si vogliono trasmettere durante la campagna elettorale, ma può anche raccontare brevemente un tratto identitario del candidato. La sua brevità è necessaria perché lo slogan deve essere facilmente memorizzabile, così da avere un effetto concreto e immediato sul pubblico. 

L’obiettivo finale è sempre uno: far sì che aiuti a conquistare voti o almeno che aiuti a mobilitare i nostri sostenitori (due obiettivi molto ambiziosi). Spesso perciò gli slogan politici vengono declinati sulla dimensione emotiva: i dati o le statistiche piacciono a pochi. La dimensione emotiva inoltre rende malleabile lo slogan ai diversi temi della campagna elettorale. Per questo deve assolutamente essere coerente con il candidato, la lista, o il partito che rappresenta. Ma vediamo qualche esempio degno di nota.

“Pronti”, lo slogan di Fratelli d’Italia.

Alle ultime elezioni politiche del 25 settembre 2022 tra gli slogan più peculiari e interessanti c’è quello di Fratelli d’Italia, composto da una sola parola, sul solco della brevità assoluta: Pronti. Uno slogan formato da una sola parola, perentoria e si presta ad essere interpretato in tante maniere diverse, ognuna però utile ai fini elettorali.

In primis, Pronti è una dichiarazione d’intenti, quasi una promessa. Il partito di Giorgia Meloni era già stato indicato come il grande vincitore delle elezioni del 2022, a Fratelli d’Italia serviva però mostrarsi come partito affidabile, pronto cioè a governare. Una necessità anche della stessa Giorgia Meloni. Il richiamo al patriottismo è poi quasi scontato, Pronti riprende i versi dell’inno di Mameli e si pone in totale sintonia con il nome del partito: Fratelli d’Italia.

“Prima gli italiani”, lo slogan elettorale della Lega.

La leadership di Matteo Salvini alla Lega è strettamente legata a un opera di rebranding del partito, spinta dalle aspirazioni nazionali del suo leader. Una metamorfosi graduale che punta a dare maggiore spazio all’ideologia e meno al “nordismo” che aveva fino a quel momento caratterizzato il partito.

Nel 2018, in vista delle elezioni legislative, questa trasformazione si completa. Sparisce dal simbolo di partito la parola “Nord”, sostituito da un più generale (e di portata nazionale) ‘Lega – Salvini Premier’. Infine, il celebre slogan Prima gli italiani!, chiaramente di stampo nazionalista che strizza l’occhio all’America First del tanto ammirato Donald Trump.

Ad oggi, Prima gli italiani! è lo slogan forse più identitario della storia politica italiana. Uno slogan fortemente legato alla figura politica di Salvini e al cambiamento da lui portato all’interno del partito.

“I like Ike”, lo slogan di Eisenhower.

Come da tradizione, gli slogan più famosi e memorabili arrivano però dalla politica made in USA. Nel lontano 1951, durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali dell’anno successivo, Dwight Eisenhower e il suo staff elaborarono uno slogan unico nel suo genere: I Like Ike. Ike era il soprannome del candidato repubblicano e giocava ovviamente sulla rima con l’obiettivo di rendere il candidato repubblicano più popolare e vicino al linguaggio comune americano. Eisenhower era stato generale delle forze armate americane in Europa, e per quanto la fama e autorevolezza gli erano sicuramente riconosciute, la sua figura necessitava di apparire più in sintonia con il cittadino comune.

Lo slogan raccolse talmente tanto successo che quattro anni dopo, nella sfida elettorale che vedeva nuovamente Eisenhower sfidare il candidato democratico Stevenson, il motto divenne I Still Like Ike. Eisenhower vinse nuovamente con una vittoria a valanga. 

“In your heart you know he’s right, lo slogan elettorale di Goldwater.

Gli slogan sono però possono anche risultare un’arma a doppio taglio. Nel 1964, durante un periodo sociale molto complesso per gli Stati Uniti, Barry Goldwater fu nominato come candidato presidente dal partito repubblicano. Il suo slogan? In Your Heart You Know He’s Right. Goldwater, caratterizzato da un posizionamento politico alquanto radicale per l’epoca, si fece distinguere per alcune proposte politiche molto controverse.

Il suo slogan venne così rielaborato dallo staff del suo avversario democratico, Lyndon Johnson, nel celebre: In Your Guts You Know He’s Nuts, traducibile con: “dentro di voi sapete che è pazzo”. Uno slogan che uscì inesorabilmente dai confini della politica e entrò nel linguaggio comune, così che il povero Goldwater rimase legato a lungo all’idea di Nuts (pazzo).  

Come abbiamo visto, ogni slogan – italiano oppure no – racconta sempre qualcosa e tenta di persuadere l’elettorato. Spesso sono legati a giochi di parole o tratti identitari, ma ciò che li accomuna è in ogni caso la coerenza. Ogni slogan che voglia essere vincente deve essere coerente gli obiettivi del candidato e la sua storia. E attenzione a non regalare agli avversari giochi di parole ribaltabili.

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