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Set 7, 2023 | Lgbtqia+

Omonazionalismo e diritti LGBTQIA+.

Quando la lotta LGBTQIA+ viene sfruttata nel discorso politico.

Il termine omonazionalismo è teorizzato per la prima volta nel 2007 dalla ricercatrice Jasbin K. Puar, che individua una progressiva inclusione delle categorie più privilegiate della comunità LGBTQIA+ nell’immaginario dello stato-nazione.

Infatti, non è raro che le identità della comunità siano state oggetto di una comunicazione mortificante soprattutto dalla destra, diventando strumento di fortificazione dell’identità nazionale.

In ogni gruppo marginalizzato esistono individui dotati di un privilegio sociale maggiore, poiché non del tutto divergenti da normative estetiche e comportamentali.

Nella comunità LGBTQIA+ gli uomini cis gay, soprattutto se bianchi, sono più facilmente integrati nel tessuto sociale, e sfruttati anche come corpo bellico. Questa categoria, infatti, è accolta nell’ideale del forte uomo soldato, in difesa della propria patria e dei propri diritti.

Il legame tra omonazionalismo e diritti LGBTQIA+.

In Ucraina, dove il riconoscimento dei diritti LGBTI è fermo al 20%, nasce una divisione combattente di soli uomini gay per affrontare l’attuale conflitto con la Russia. L’Union of the LGBT military, veterans and volunteers si dice determinato a combattere per la Patria e i propri diritti contro la Russia.

In Israele, la scrittrice Sarah Schulman denuncia il fenomeno del pinkwashing, ovvero come l’accoglienza nei confronti degli uomini gay sia solo uno specchietto per le allodole che distoglie lo sguardo esterno dalle violenze contro i Palestinesi.

Tel Aviv è descritta da Roberto Saviano come una “città che non dorme mai, piena di vita e soprattutto di tolleranza, una città che più di ogni altra riesce ad accogliere la comunità gay”. La comunità gay si presenta più privilegiata rispetto ad altre categorie che, per questioni politiche e sociali, sono discriminate e perseguitate.

Così, la retorica nazionalista include alcune minoranze, appropriandosi della rabbia e delle rivendicazioni dei singoli, che la sfruttano a loro volta per riscattarsi e cercare un obiettivo comune. Riscopriamo quindi il mito del “diverso”, la cui natura camaleontica segue esigenze e convenienza, cambiando nel tempo e nello spazio.

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