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Nov 16, 2023 | Immigrazione

Continua la sospensione del trattato di Schengen.

Quali sono i numeri e le conseguenze della proroga alla libera circolazione?

Non è ancora tempo per la libera circolazione dei cittadini. Lo ha deciso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme con gli omologhi sloveno Boštjan Poklukar e croato Davor Božinović, stabilendo che i controlli ai valichi di frontiera con la Slovenia proseguiranno. Continua quindi la sospensione del trattato di Schengen che sancisce la libera circolazione di persone e merci sul territorio europeo.

“Nei primi dieci giorni di applicazione della isura della sospensione di Schengen sono già state controllate più di ventimila persone in ingresso”. Ha dichiarato il ministro Piantedosi al quotidiano Libero.

Tra queste ventimila persone ci sono stati dieci arresti “per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” e “alcune centinaia di stranieri identificati e respinti”.

Ci sono conseguenze sul diritto d’asilo per la sospensione di Schengen?

Domanda legittima, dal momento che anche durante la sospensione di Schengen dovrebbe rimanere inalterato l’obbligo per la polizia di recepire le domande di asilo. Il non respingimento è un principio cardine del diritto d’asilo: vieta l’allontanamento forzato verso un Paese non sicuro. Secondo il report del Consorzio Italiano di Solidarietà, i primi tre Paesi di provenienza dei migranti della rotta balcanica, tra gennaio e luglio 2023, sono Afghanistan, Pakistan e Bangladesh: nessuno di questi è considerato un Paese sicuro dall’Italia.

Dal momento che su questo il ministro Piantedosi non ha fornito spiegazioni, va inteso che nessuno tra le “centinaia di stranieri identificati e respinti” debba aver fatto richiesta di protezione internazionale.

Il ministro Piantedosi si è concentrato sui numeri, che – dice – “confermano l’efficacia dei controlli” al punto da giustificare la proroga dello stop al trattato di Schengen senza, al momento, un limite temporale. O meglio, stop alla libera circolazione “fintanto che permane la valutazione degli esperti sulla necessarietà” dei controlli, ha precisato lo stesso Piantedosi lo scorso 2 novembre da Trieste.

Insomma, il governo è soddisfatto, un po’ meno il sindacato di polizia. Per questa prima fase della misura, per questi dieci giorni, 350 agenti si sono spostati per presidiare i 232 chilometri del confine tra Italia e Slovenia. Troppo pochi per il compito e le condizioni di lavoro, ha specificato Lorenzo Tamaro, Segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia di Trieste.

“Non si può pensare di continuare in queste condizioni, con un numero di uomini sottostimato e con una logistica del tutto inadeguata ad affrontare le condizioni climatiche dell’inverno che è ormai alle porte”, dice Tamaro.

Il ruolo rotta balcanica nella sospensione di Schengen.

Il trattato di Schengen era stato sospeso inizialmente per un periodo di dieci giorni (21-31 ottobre), per motivi di sicurezza, per il pericolo di possibili infiltrazioni terroristiche attraverso i Balcani, aveva spiegato il Governo. Concetto ribadito dal ministro dell’Interno nella già citata intervista a Libero.

Rispetto alle frontiere marittime dove “è difficile, se non impossibile, entrare eludendo i controlli”, “la frontiera terrestre orientale è caratterizzata da maggiore permeabilitàe incrocia il passaggio di soggetti che provengono anche da Paesi che allevano o forniscono supporto logistico a potenziali terroristi”, dice Piantedosi.

Ma di quante persone parliamo? Ad oggi, dall’inizio dell’anno, 16mila persone sono entrate irregolarmente in Italia, in Friuli Venezia Giulia, dal confine con la Slovenia. Da gennaio a ottobre 2022 gli arrivi irregolari via terra, sempre dal confine con la Slovenia, erano stati 8mila, a fronte dei 105mila migranti irregolari sbarcati sulle coste italiane, arrivati via mare (Rapporto Ismu sulle migrazioni 2022).

Cosa s’intende per visto Schengen?

A decidere di riattivare i controlli alle frontiere, oltre all’Italia, sono stati anche Austria, Germania, Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Svezia, Danimarca e la Norvegia, che non fa parte dell’Unione europea ma dell’ area Schengen.

Ma cos’è il “visto Schengen”? Un visto Schengen è un permesso per soggiorni di breve durata, che non superano cioè i 90 giorni. È rilasciato ai cittadini extra-europei perché possano entrare e soggiornare nei Paesi dell’area Schengen (23 dei 27 Stati membri dell´Ue più Islanda, Liechtenstein, appunto Norvegia e Svizzera). Secondo i dati della Commissione europea, nel 2022 i Paesi dell’area Schengen hanno ricevuto più di 7,5 milioni di domande di visti Schengen, delle quali ne sono state accettate 5,9 milioni. I primi cinque Paesi da cui sono pervenute le domande sono stati Turchia, Russia, India, Marocco e Algeria.

L’Italia è quarta per numero di visti Schengen rilasciati nel 2022: ne ha concessi 629mila. Prima è stata la Francia con 1,4 milioni di visti rilasciati, seconda la Spagna, 912mila, e terza la Germania, 817mila.

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