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Nov 28, 2023 | APPROFONDIMENTO, Moda

Il ruolo della moda femminile nella comunicazione politica

Quando un abito scatena l’odio mediatico.

Il corpo della donna è uno schermo in continua evoluzione. Nudo o vestito è arte e imbarazzo, impossibile da ignorare nelle sue forme, che siano esposte o nascoste. La moda veste il corpo della donna, esprimendo talvolta la rottura delle regole, o perfino mantenimento di quelle preesistenti. La moda e la politica, anche se possono sembrare mondi distanti, restano interconnesse. Nei capi indossati dagli uomini, il legame spesso si limita all’attenzione verso gli accessori, quali: orologi, bracciali, cravatte colorate e di qualità, per finire alle calzature.

Nel 2019, Matteo Salvini indossò delle sneakers New Balance in Senato; una scelta stilistica aspramente criticata, ma che ha contribuito alla creazione di un’immagine casual e vicina ai suoi elettori. Nel caso della donna, l’interesse si estende a tutto il corpo del soggetto, senza tralasciare acconciatura e trucco. L’abbigliamento femminile in ambito politico è quindi un argomento di grande rilievo mediatico, osservato e criticato. Infatti, un abito indossato da una donna portavoce di valori e intenzioni, è spesso interpretato come dichiarazione non verbale dei loro valori e della loro personalità.

La moda e la comunicazione politica

Le donne politiche hanno sempre usato l’abbigliamento come una potente forma di comunicazione visiva, sia in strada, espressa dagli abiti ornati di fasce manifesto delle suffragette, che sotto i riflettori di un palco, durante un dibattito. Ne è un esempio Hillary Clinton che, durante il primo scontro televisivo con Donald Trump durante la campagna elettorale del 2016, ha deciso di indossare un vistoso completo rosso, con lo scopo di comunicare forza e carattere e adesione al partito, in contrasto con l’abito nero e la cravatta blu scelti dall’avversario.

Spesso in passato, l’abbigliamento della donna politica si limitava ad abiti formali e impersonali, dove risaltava l’immancabile tailleur Chanel, simbolo di professionalità ed eleganza della donna in carriera. Apparso in numerose pellicole nelle più disparate fantasie, il tailleur ha vestito iconiche protagoniste femminili, come le due boss rigide e senza scrupoli Katharine Parker, dal film Una donna in carriera, e Miranda Priestley, per il celebre Il diavolo veste Prada. Tuttavia, negli ultimi decenni, la moda è stata sfruttata diversamente dalle donne con questo genere di visibilità. Un’arma a doppio taglio che, da un lato, offre un aiuto per trasmettere con efficacia il messaggio di chi lo indossa, ma dall’altro, può anche diventare motivo di critica e giudizio superficiale.

La moda e le donne in politica di oggi

Oltre alla scelta dell’abito, oggetto d’attenzione mediatica è rapporto tra questo e le caratteristiche del corpo femminile che lo indossa. Un esempio è stato il caso di Teresa Bellanova e il suo abito blu, indossato nel 2019 per il giuramento al Quirinale, simbolo di cambiamento e luce per lei, ma motivo di critica per chi lo considerò inappropriato e troppo appariscente indosso alla ministra. La risposta di Bellanova non si è fatta attendere, ribaltando la concezione di abbigliamento come oggetto di osservazione altrui, riportandolo alla scelta personale di chi lo indossa.

Altro episodio che ha acceso la discussione mediatica ha visto come protagonista la neo segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Quest’ultima, dopo aver posato per Vogue aprile 2023, ha dichiarato di avere una consulente d’immagine che le è d’aiuto nella ricerca di abiti che si sposino bene con i suoi colori. L’osservazione di Schlein si concentra su un aspetto psicologico legato alla vita di una persona sotto i riflettori: i colori influenzano la percezione di chi le osserva, oltre ai contenuti che porta in pubblico. Tuttavia, non sembra essere ciò ad aver avviato la discussione, bensì la sua apparizione su una rivista legata alla moda, unita a una dichiarazione onesta sulla cura della sua immagine. Per questo, le è stato attribuito un focus eccessivo sul suo aspetto esteriore, indice di poca serietà e frivolezza agli occhi della critica.

Un altro esempio coinvolge Laura Boldrini che, durante un incontro con papa Francesco, aveva indossato un completo pantalone con sandali casual, etichettati come fuori luogo per un incontro con il pontefice. 

Tra stereotipi e comunicazione politica

Da donna portavoce di valori e prospettive ci si aspetta dunque un’immagine adeguata, specchio di un’idea astratta di rispettabilità e professionalità estetica. Ed è a causa di questo sguardo sulla donna politica che non mancano alterazioni cognitive o bias ancorati a pregiudizi di genere che ostacolano la percezione delle effettive capacità della persona interessata. L’abbigliamento delle donne in politica non dovrebbe essere il fulcro della discussione pubblica, ma è innegabile che lo stile personale possa essere un potente strumento comunicativo. Un esempio sono i completi speculari e brillanti della first lady Jill Biden e Kamala Harris, indossati dalle due donne durante la cerimonia del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Andando oltre la politica, pur restando in tema, gli abiti monocromatici di Greta Thunberg hanno l’esatta intenzione di lasciare il focus unicamente sui contenuti portati dall’attivista. 

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