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Mar 14, 2024 | APPROFONDIMENTO, ELEZIONI, Europee

Il tipo di elezione influisce sulla scelta elettorale?

Il caso delle elezioni europee e politiche del 1979.

Nel 1979, a distanza di una sola settimana, si svolsero sia le elezioni politiche (3-4 giugno 1979) che le elezioni europee (10 giugno 1979). Una coincidenza fortuita e interessante, che offre grandi opportunità per rispondere alla domanda. Quanto il tipo di elezione (politiche o europee), e quindi l’importanza percepita, impatta sulla scelta elettorale (e, in secondo luogo, sull’affluenza)?

Introduzione

Comprendere il modo in cui gli elettori compiono la loro scelta, barrando un simbolo invece di tutti gli altri o esprimendo la loro preferenza, è da sempre una sfida cruciale sia dal punto di vista teorico che da quello applicativo. Le variabili intervenienti sono moltissime, alcune riguardanti il singolo elettore, altre riguardanti il contesto politico, economico e sociale.

Le variabili intervenienti nelle elezioni

Tra i fattori più “personali” troviamo ad esempio caratteristiche demografiche (come l’età, il genere, il luogo di provenienza e/o residenza, l’etnia) e caratteristiche sociali (come il livello di istruzione, la professione o il reddito). Tra i fattori più sistemici, che non intervengono solo al livello del singolo elettore ma rappresentano caratteristiche più generali, troviamo ad esempio:

  • contesto economico: ad esempio, un periodo di ristrettezza può spingere gli elettori al voto per forze politiche economicamente prudenti e attente alla salute della finanza pubblica, oppure al contrario ad altre che ritengono la crisi causata da fattori specifici su cui ci si propone di intervenire (ad esempio la politica economica europea);
  • contesto politico nazionale/internazionale: ad esempio, un’epoca di grande sfiducia nelle istituzioni o nei partiti tradizionali come l’inizio degli anni ’90 ha visto uno stravolgimento di un quadro politico-elettorale abituato a variare pochissimo da un’elezione all’altra per 45 anni. Un’analisi delle elezioni del 1963 o del 1994 deve dunque necessariamente tenere conto di questo aspetto;
  • culture politiche locali, che spingono in alto i suffragi a una certa parte o partito in una certa zona (ad esempio il PCI in Emilia-Romagna o la Lega in Veneto);
  • il cosiddetto “voto utile”, che migliora il risultato di partiti che elettori non affezionati ritengono migliore rispetto a un’alternativa peggiore che si teme vincente;
  • eventi improvvisi, ad esempio attentati terroristici, possono provocare sia effetti di attaccamento ai partiti/politici in carica (come nel caso dell’attacco dell’11 settembre, che fece schizzare ben oltre l’80% il gradimento di G.W. Bush), sia modificare in maniera significativa il risultato atteso di elezioni imminenti (ad esempio gli attentati nella metropolitana di Madrid nel 2004, 3 giorni prima delle elezioni politiche spagnole, contribuirono a un’inattesa vittoria del PSOE; v. Figura 1).
  • caratteristiche tecniche della tornata: legge elettorale, ampiezza dei collegi…
  • tipo di elezione: politiche, regionali, comunali, europee, referendum…
  • ecc.
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Figura 1 – Media dei sondaggi precedenti alle elezioni spagnole del 14 marzo 2004; si vede come il vantaggio del PP mantenuto per quasi un anno viene completamente ribaltato a ridosso del voto. I cittadini spagnoli attribuirono infatti il terribile attentato, che provocò quasi 200 morti, al supporto del PP all’intervento statunitense in Iraq, cui invece l’opinione pubblica spagnola si opponeva duramente. A peggiorare la situazione, il Partido Popular cercò immediatamente di attribuire gli attentati ai terroristi baschi dell’ETA, tesi che trovò subito aspra opposizione nei media e nell’opinione pubblica. Credits: Wikipedia, CC BY-SA 4.0

I casi studio

Stimare l’impatto dei fattori contestuali è estremamente complesso. Si tratta di questioni molto vaghe e generiche, alcune delle quali difficilissime da rendere quantitative, che investono e riguardano una miriade di aspetti diversi (mediatici, politici, sociologici, storici, culturali, persino antropologici).

Inoltre, la scelta di voto è un fenomeno estremamente variegato nelle sue spiegazioni, variabilissimo nelle influenze da elettore a elettore, in cui intervengono moltissimi dei fattori che abbiamo nominato in proporzione variabile, intersecandosi con fattori di origine individuale e con la scelta del singolo.

Per analizzare l’impatto di uno di questi fattori, per verificarne la significatività, si dovrebbe ipoteticamente ripetere un’elezione mantenendo stabili tutti i fattori tranne al limite uno: solo così si sarebbe dunque ragionevolmente sicuri che il cambiamento nei risultati o nell’affluenza sia dovuto all’unico fattore che si è modificato. Naturalmente, situazioni del genere si verificano spontaneamente in casi estremamente rari: le tornate elettorali sono eventi sporadici, non quotidiani, con cadenza spesso pluriennale. Inoltre, i fattori da tenere sotto controllo sono numerosissimi, e come abbiamo già visto, molto difficili da misurare; per studi di questo tipo ci sarebbe dunque bisogno di eventi molto ravvicinati nel tempo, per poter ipotizzare fondatamente che poco o nulla sia cambiato senza preoccuparsi di una misurazione, impossibile ad esempio nel caso del contesto politico.

Il caso spagnolo

È per questa ragione che il caso spagnolo del 2004 è un esempio particolarmente studiato: gli attentati ebbero luogo l’11 marzo, mentre le elezioni si svolsero il 14 marzo.

In soli 3 giorni, è molto improbabile che uno qualsiasi degli altri parametri che influenzano il voto sia cambiato in maniera consistente, e dunque si può ritenere che le differenze tra il risultato del voto e i sondaggi siano da attribuire agli effetti dell’attentato. Alcuni altri dati confermano la significatività dell’evento. Più del 20% degli elettori riporta un certo grado di influenza dell’attentato sulle loro decisioni di voto. Per quanto si possa stimare da sondaggi e dati precedenti, gli attacchi portarono all’attivazione di almeno 1,7 milioni di elettori, di cui almeno 1 milione andò a votare per il PSOE. I numeri riportati sono peraltro stime conservative, visto che vari altri modelli riportano cifre anche doppie (per una trattazione estesa e approfondita v. Michavila, 2005).

Il caso italiano

Per ragioni analoghe (brevissima distanza temporale tra due eventi), che permettono di valutare l’impatto di pochi fattori sulla differenza, ci concentriamo qui sul caso delle elezioni per il Parlamento Europeo del 1979, le prime in cui i parlamentari europei vennero eletti direttamente dai cittadini degli stati membri.

Il caso italiano è particolarmente interessante per una coincidenza singolare: le europee si svolsero il 10 giugno 1979, solo una settimana dopo le elezioni politiche del 3-4 giugno 1979. È una coincidenza fortuita e interessante, che offre grandi opportunità riguardo quanto dicevamo poco sopra: in 6-7 giorni, quasi tutte le variabili sistemiche di cui sopra non cambiano a meno di violenti shock. Non cambiano il contesto economico-politico e le subculture locali, soprattutto considerando l’estrema stabilità sia dell’elettorato che del quadro partitico.

In assenza di eventi dirompenti, anche non necessariamente catastrofici ma comunque tali da influenzare una quota significativa dell’elettorato, si può dunque stimare l’impatto del tipo di elezione sul comportamento di un elettorato che possiamo assumere identico nella composizione ideologica, a distanza di una settimana. L’ipotesi che andremo dunque ad analizzare è: quanto il tipo di elezione (politiche o europee) ha impattato sulla scelta elettorale (e, in secondo luogo, sull’affluenza)? Quali altri fattori sono intervenuti in 6 giorni a modificare il comportamento di alcune fasce di elettori?

Elezioni europee e politiche del 1979: i risultati

Il primo naturale confronto che si può impostare tra le elezioni riguarda indubbiamente la comparazione dei numeri: quanti voti ha preso ogni partito in ognuna delle due elezioni, e che percentuale del totale rappresenta? La Tabella 2 riporta questi dati accostando percentuali e voti assoluti per un confronto immediato.

PartitoVoti polVoti eurPerc polPerc eurDiff VOTIDIFF PERC
DC
14.046.290
12.741.814    36,73%  35,39%– 1.304.476  – 1,34%
PCI11.139.231
10.322.539
    29,13%  28,67%– 816.692  – 0,46%
PSI  3.596.8023.854.100      9,41%  10,70%+ 257.298  + 1,29%
PSDI  1.407.535  1.503.392      3,68%    4,18%+ 95.857  + 0,50%
PRI  1.110.209    896.139      2,90%    2,49%– 214.070  – 0,41%
PLI      712.646  1.267.713      1,86%    3,52%+ 555.067  + 1,66%
MSI
  1.930.639 
  1.905.190      5,05%    5,29%– 25.449  + 0,24%
PR  1.264.870
    893.870
      3,31%    2,48%– 371.000  – 0,83%
Altro  3.034.696  2.623.797      7,93%    7,28%        /        /
Tot38.242.91836.008.554      100    100– 2.234.364        /
1 I dati percentuali differiscono da quelli forniti dal Ministero dell’Interno; il portale Eligendo calcola le percentuali scorporando dal totale le schede nulle e le schede bianche, scelta che non condividiamo e che dunque non adottiamo: al netto degli errori, la scheda bianca e la scheda nulla sono a loro modo espressioni di voto, e non riteniamo giusto considerarle come se fossero astensioni in toto, visto che nel totale dei voti espressi sono invece incluse. Le nostre percentuali sono calcolate dividendo i voti assoluti per il totale dei voti espressi, comprese le schede nulle e bianche.

Le elezioni del 1979, tra scandali e dimissioni

Le elezioni politiche del 1979 riportano già una sconfitta per i partiti maggiori, travolti sia dalla gestione del rapimento Moro, sia (nel caso della DC) dalle dimissioni, in leggero anticipo rispetto alla scadenza del mandato, del Presidente della Repubblica Giovanni Leone (DC), per un suo presunto coinvolgimento nel cosiddetto Scandalo Lockheed.

L’azienda aerospaziale americana avrebbe pagato tangenti a politici europei in cambio dell’acquisto di aerei militari; ci fu una campagna mediatica violentissima che accusò Leone di essere coinvolto, portata avanti dai Radicali, dalla redazione dell’Espresso e soprattutto da un libro di Camilla Cederna, Giovanni Leone. La carriera di un presidente. Il libro intanto aveva venduto moltissimo, e fu una delle cause del montare del malcontento nei confronti di Leone, che si dimise 6 mesi prima della scadenza naturale del suo mandato.

L’estraneità al caso del Presidente Leone era già stata accertata da una commissione bilaterale d’inchiesta pochi mesi prima; Leone fu poi riconosciuto completamente estraneo ai fatti anche dagli stessi Pannella e Bonino, che gli chiesero pubblicamente scusa nel 1998. Cederna è stata querelata dagli eredi di Leone per diffamazione e condannata in tutti e 3 i gradi di giudizio; il libro fu ritirato dal commercio e le copie rimaste furono distrutte.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dell’affluenza, si notano chiare logiche territoriali, alcune delle quali vedremo ripresentarsi più volte: le zone in cui l’affluenza tiene di più (le zone gialle sono quelle in cui la variazione di affluenza è entro il -3%) sono l’Emilia-Romagna, la Toscana, le Marche e il Veneto. Le zone montuose e il Sud-Italia vedono un calo più sostenuto, fino a toccare ad esempio un -7,8% in provincia di Napoli e un -9,7% in provincia di Sondrio.

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Le elezioni europee hanno meno importanza?

Un pionieristico studio del 1980 (Reif e Schmitt, 1980) ha usato la locuzione “second order national elections”, proprio parlando delle europee del 1979, per sottolineare due caratteristiche delle elezioni europee:

  • più che di elezioni veramente transnazionali, bisognerebbe parlare di diverse elezioni nazionali svolte congiuntamente;
  • queste elezioni nazionali congiunte sarebbero comunque “di secondo livello” rispetto alle elezioni di “primo livello” (politiche, presidenziali).

Per gli autori, le «second order elections» sarebbero caratterizzate da:

  • minore partecipazione elettorale;
  • risultati migliori per partiti piccoli e/o nuovi;
  • risultati peggiori per partiti di governo.

L’analisi della differenza tra le due elezioni del 1979 conferma sostanzialmente queste 3 caratteristiche. Già solo la differenza di affluenza a una settimana di distanza è significativa per corroborare la tesi di Reif e Schmitt. In soli 6 giorni oltre 2 milioni di elettori italiani passano all’astensionismo, con un calo percentuale del 4,5% (da 90,6% a 86,1%). Si tratta peraltro di una delle perdite meno consistenti tra i paesi al voto: il Regno Unito, che aveva votato per le elezioni politiche appena un mese prima, vede un sonoro -43% di affluenza, e così la Danimarca (-41,9%); Germania, Francia e Paesi Bassi vedono oltre il 20% di affluenza in meno rispetto alle ultime elezioni nazionali (Reif e Schmitt 1980, p. 16). L’Italia è il terzo paese per affluenza dopo Belgio (91,4%) e Lussemburgo (88,9%), ma il fatto che in entrambi questi paesi il voto sia obbligatorio invalida il confronto. 

Il fatto che si tratti delle prime elezioni per il Parlamento Europeo a suffragio universale aggrava il quadro.

La celebre tesi del “deficit democratico” proposta dal politologo inglese David Marquand (1979) sottolineava la debolezza delle componenti democratiche della politica comunitaria; il deficit democratico avrebbe potuto decisamente essere corretto da un’elezione congiunta a livello europeo: 

ma come l’esperienza ha poi dimostrato, questo grande salto non fu sufficiente. In realtà, l’argomento del deficit democratico non è mai stato usato tanto come dopo l’elezione dei parlamentari europei a suffragio universale. Forse era una condizione necessaria, ma non sufficiente per soddisfare i requisiti democratici che cittadini, media ed élite europee chiedevano (Mény 2002, p. 8; traduzione mia).

Per il secondo e terzo punto, gli unici partiti a perdere voti sono la DC, il PCI e il PRI; a parte i repubblicani, si tratta dei due partiti principali, che perdono rispettivamente 1,3 milioni (-1,34%) e 816.000 (-0,46%) voti.

Tutti gli altri partiti guadagnano qualcosa: alcuni partiti molto poco (come il MSI o il PR, che guadagnano rispettivamente 25.000 e 16.000 voti), altri moltissimo: il PLI guadagna 555.000 voti in una settimana, il PSI oltre 250.000. Peraltro, le politiche del 1979 avevano già punito i partiti maggiori, con la DC in leggera flessione (-0,4%) e il PCI in brusco calo (-4%). Il paese era stato scosso dal rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, avvenuti solo un anno prima delle elezioni, che aveva coinvolto per motivi diversi sia la DC che il PCI, entrambi saldamente schierati sulla “linea della fermezza”; l’evento segna inoltre la fine del cosiddetto “compromesso storico”, un progetto di avvicinamento tra DC e PCI voluto proprio dallo stesso Moro che naufragò dopo la sua morte, non senza aver provocato nel PCI e nella base diversi malumori.

Elezioni europee 1979: la relazione tra DC e PLI

Tra i partiti che guadagnano voti, lo scarto del PLI è decisamente significativo, considerando che alle politiche del 3-4 giugno il PLI aveva preso poco più di 700.000 voti (che dunque quasi raddoppia in una sola settimana); il voto va dunque investigato meglio a livello territoriale, per provare a capire dove il PLI guadagna di più e dunque ipotizzare una spiegazione. Innanzitutto, si può ipotizzare una direzione di flusso tra elettori democristiani e liberali, anche senza modelli specifici che stimano i flussi.

Nel grafico seguente, ogni punto rappresenta un comune, localizzato dov’è a seconda della variazione percentuale della DC in quel comune (asse x) e la variazione percentuale del PLI (asse y). Si vede chiaramente che la normale nuvola di punti attorno all’origine degli assi si estende nella parte in alto a sinistra: ci sono dunque moltissimi comuni dove la DC perde qualche punto e il PLI ne guadagna altrettanti. È possibile solo stimare i flussi di voto, con modelli di vario tipo, e in questo caso si tratta invero solo di una correlazione, ma è comunque significativa per numero di comuni e confrontata con altri grafici di questo tipo.

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Oltre a questa correlazione, che dice certo qualcosa ma spiega pochissimo dei motivi per cui il PLI guadagna così tanti voti, è necessario esplorare le radici territoriali di questo balzo.

Due logiche di distribuzione territoriale del voto al PLI alle europee 1979

La Figura 3 mostra chiaramente due logiche di distribuzione territoriale del voto al PLI alle europee:

  • il PLI era solitamente molto forte nel Nord-Ovest italiano (Piemonte, Liguria, Lombardia Occidentale). Una presenza già consistente è stata rafforzata da una candidatura locale di assoluto prestigio: Sergio Pininfarina, torinese e presidente della celeberrima azienda di carrozzerie;
  • il risultato numericamente più impressionante è quello triestino, dove il PLI guadagna più di 20 punti percentuali in 6 giorni, passando dall’1,0% al 21,6%. Il balzo, che porta il PLI ad essere addirittura secondo partito, è dovuto alla candidatura tra le fila liberali dell’allora sindaco di Trieste, Manlio Cecovini, e in misura minore del giornalista dalmata Enzo Bettiza.
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Figura 3 – Voti persi e guadagnati dal PLI (dettaglio centro-nord). Si nota chiaramente il consistente guadagno in Piemonte, Liguria e Lombardia Occidentale, zone parte della circoscrizione Nord-Ovest, e la verdissima Trieste (+20%).

Quanto emerge dalla mappa è confermato dall’analisi aggregata dei dati regionali: le uniche regioni dove il PLI guadagna più dell’1% (come media tra tutti i comuni) sono proprio Piemonte, Liguria, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. È evidente dunque che le dinamiche territoriali sono decisive, sia nel consolidamento di una zona già fidelizzata, sia quando ci sono in gioco candidature locali in cui il candidato è figura nota nella circoscrizione di riferimento (come Pininfarina) o può mobilitare già una macchina politica rodata (come il sindaco Cecovini).

È una dinamica evidente anche nel caso del voto alla DC, che candida moltissimi nomi di grande rilievo, tra cui:

  • Benigno Zaccagnini, Segretario della DC;
  • Luigi Macario, Segretario della CISL;
  • Mariano Rumor, 5 volte Presidente del Consiglio;
  • Guido Gonella, più volte Ministro della Giustizia;
  • Emilio Colombo, già Presidente del Parlamento Europeo, 1 volta Presidente del Consiglio e Ministro del Tesoro per ben 7 anni;
  • Salvo Lima, già sindaco di Palermo.

La logica locale interviene in maniera evidente nel caso dell’elezione di Emilio Colombo, che ottiene ben 860.000 preferenze. Emilio Colombo era nato a Potenza, in Basilicata, e durante gli anni di governo a Roma aveva comunque intrattenuto forti legami con la sua regione di provenienza.

Distribuzione del voto alla DC europee 1979

La distribuzione dei voti guadagnati o persi dalla DC rivela anche qui la dinamica locale (v. Figura 4).

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Figura 4 – Voti persi e guadagnati dalla DC (dettaglio centro-sud). Si nota chiaramente l’isola verde lucana, chiusa tra la provincia di Salerno e la Puglia dove la DC performa sensibilmente peggio.

Anche in questo caso i dati corroborano quello che la mappa rende evidente: nei comuni lucani la DC guadagna in media il 4,8% rispetto alle elezioni politiche, seguita a gran distanza, ma con un risultato comunque importante, dalla Sardegna, nei cui comuni la DC guadagna in media il 2,4%.

La leva personale è dunque decisiva in moltissimi casi: in territori dove un candidato o una candidata riescono a raccogliere molte preferenze, o perché molto noti o perché riescono a muovere clientele e contatti locali, il partito con cui il candidato o la candidata è eletto/a performa significativamente meglio. La nostra ipotesi è dunque che siano i nomi a trainare in alto i partiti piccoli in certi territori. L’ipotesi è inoltre avvalorata da un’altra caratteristica tipica delle elezioni europee e della loro percezione tra gli elettori, che pensano che alle europee ci sia meno “in gioco”, ovvero che la competizione politico-elettorale si giochi attorno a ruoli meno importanti (v. p. es. Reif 1984, p. 246; ma la tesi è nota e citatissima).

Gli elettori sono più propensi a votare per un partito minore?

Se l’ipotesi è fondata, possiamo dedurne che gli elettori siano più propensi a votare per un partito minore, per almeno due ragioni:

  • una parte del voto alle politiche, dove invece c’è moltissimo in gioco, è voto cosiddetto utile: elettori che sarebbero più propensi a votare per partiti piccoli si raccolgono attorno a un partito più grande per contrastare l’ascesa di un altro partito che sarebbe per loro peggiore. Il celeberrimo slogan sul tema «turiamoci il naso e votiamo DC» fu coniato da Indro Montanelli per le politiche del 1976, solo 3 anni prima.
  • personalità locali e leve clientelari contano certo anche alle politiche, dove però gli elettori guardano decisamente di più al partito di riferimento, in un contesto in cui le coalizioni di governo si giocano esclusivamente tra partiti. Alle europee, anche triestini che tendenzialmente non voterebbero, ad esempio, per il PLI, lo fanno con più leggerezza: non intendono probabilmente esprimere la loro preferenza per la visione del mondo liberale, ma esprimono apprezzamento per il sindaco Cecovini. La nostra ipotesi è dunque che l’aspetto personale sia più importante alle europee, dove il partito può essere una questione di second’ordine per gli elettori, rispetto che alle politiche, dove la prima questione è il partito.

Il voto di preferenza

Il voto di preferenza viene usato in maniera diversa a seconda dei territori e dei partiti. Alle politiche del 1979 vengono espresse più di 37 milioni di preferenze; il partito che più ne beneficia è la DC, che totalizza circa la metà del totale delle preferenze espresse (Scaramozzino 1983, p. 647); il PCI beneficia invece molto meno del voto di preferenza (come in tutte le altre elezioni), totalizzando il 20% delle preferenze totali. Il politologo Pasquale Scaramozzino spiega la differenza con una caratteristica delle zone di radicamento del PCI, che sarebbe «più forte in aree dove, tradizionalmente, si fa un uso parco delle preferenze». L’autore parla poco dopo di una vera e propria «meridionalizzazione» del voto di preferenza (Scaramozzino 1983, pp. 658-659), dovuta a suo parere a caratteristiche socio-culturali e soprattutto a una tendenza alla personalizzazione del voto, cui si aggiunge innegabilmente una quota di voto clientelare. 

Un altro studio dello stesso autore riporta altri dati sulla distribuzione territoriale delle preferenze alle europee, notevolmente differente a seconda del collegio: se nel Nord-est le preferenze espresse sono il 24,7% delle preferenze esprimibili, nel Sud e nelle Isole la percentuale sale rispettivamente al 59,0% e al 69,1% (Scaramozzino 2003, p. 273); va comunque notato che nella circoscrizione Isole c’era la possibilità di esprimere una sola preferenza, e dunque il totale su cui è calcolata la percentuale è sensibilmente minore. 

Nelle elezioni europee del 1979 gli elettori fanno maggior uso delle preferenze (non in termini assoluti ma in termini percentuali, sul totale delle preferenze esprimibili). Scaramozzino attribuisce l’aumento sia alla novità dell’occasione elettorale, sia alla divisione in meno collegi (5 per le Europee contro 32 per la Camera). Nella distribuzione delle preferenze tra i partiti, il PLI scavalca il PSI e si posiziona al terzo posto dopo MSI (che diventa primo) e DC. Il PLI è anche il partito con «la minor eterogeneità territoriale nell’utilizzazione delle preferenze» (Scaramozzino 1983, p. 674), ovvero dove le preferenze sono più concentrate in un dato collegio elettorale (naturalmente il collegio Nord-ovest). 

Abbiamo visto che l’aumento alle europee del tasso di preferenze espresse è dovuto probabilmente anche al tenore dei nomi candidati. Oltre ai casi della DC e del PLI che abbiamo trattato sopra, notiamo che tutti i partiti si comportarono allo stesso modo, candidando le loro élites politiche oppure notissimi personaggi della società civile.

Le “famose” candidature alle elezioni europee 1979

Ne riportiamo qualcuno per ogni partito per dare un’idea della caratura delle candidature.

Il PCI vide tra i suoi eletti, tra gli altri:

  • Enrico Berlinguer, Segretario del PCI;
  • Altiero Spinelli, uno dei padri dell’integrazione europea;
  • Importantissimi membri di partito come Gian Carlo Pajetta, Nilde Iotti e Giorgio Amendola;
  • Guido Fanti, già sindaco di Bologna e Presidente dell’Emilia-Romagna;
  • Felice Ippolito, padre del nucleare italiano.

2La legge elettorale delle europee prevedeva un numero di preferenze esprimibili diverso a seconda della circoscrizione. Gli elettori della circoscrizione Nord-ovest potevano assegnare fino a 3 preferenze; quelli delle circoscrizioni Nord-est, Centro e Sud fino a 2; quelli della circoscrizione Isole solo 1 preferenza.

Il PSI vide tra i suoi eletti:

  • Bettino Craxi, Segretario del PSI;
  • Jiří Pelikán, dissidente cecoslovacco esule in Italia dopo la repressione della Primavera di Praga;
  • Importanti personalità di partito come Giorgio Ruffolo o Gaetano Arfè.

Anche partiti più piccoli candideranno le loro élites politiche e alcune assolute celebrità:

  • il PSDI elesse Mauro Ferri (più volte segretario e Ministro dell’Industria) e Flavio Orlandi (altro ex-segretario);
  • il MSI vide tra i suoi eletti: Giorgio Almirante (Segretario), Pino Romualdi (più volte vicepresidente), Antonino Buttafuoco (deputato e zio del noto giornalista Pietrangelo);
  • il Partito Radicale ottenne 3 seggi: Emma Bonino, Marco Pannella e lo scrittore Leonardo Sciascia;
  • il PRI vide tra le sue liste Susanna Agnelli (sorella di Gianni) e Bruno Visentini (allora Ministro del Bilancio);
  • il PdUP elesse Luciana Castellina, fondatrice de “il manifesto”;
  • DP elesse il leader sessantottino Mario Capanna.

Conclusione

Il confronto tra le politiche e le europee del 1979 è dunque particolarmente utile sia a corroborare le ipotesi di Reif e Schmitt sul comportamento degli elettori alle europee, sia a spiegare le caratteristiche delle preferenze mostrate da Scaramozzino. Per il primo punto, sono confermate tutte e 3 le caratteristiche delle elezioni europee: minore partecipazione elettorale; risultati migliori per partiti piccoli e/o nuovi; risultati peggiori per partiti di governo. Per il secondo punto, l’entità e la caratura dei nomi proposti da tutti i partiti spiega un uso più esteso e mirato della preferenza, anche a discapito della scelta del partito (come mostrato ad esempio per il caso di Trieste, in cui i voti al PLI schizzano del 20% ma sono trainati dalla candidatura del sindaco Cecovini).

L’analisi dei risultati delle prime pionieristiche elezioni europee a suffragio universale è particolarmente utile e significativa, a pochi mesi dalle elezioni del 2024, per comprendere il modo in cui i cittadini europei si interfacciano con la principale istituzione democratica comunitaria, e per mettere in campo tutti i meccanismi possibili per incentivare il voto e la partecipazione popolare.

Bibliografia

Marquand D. (1979), Parliament for Europe, London, Jonathan Cape.

Mény Y. (2002), «De la démocratie en Europe: Old Concepts and New Challenges», Journal of Common Market Studies, 41, 1, pp. 1-13.

Michavila N. (2005), «War, Terror and Elections: Electoral Impact of the Islamist Terror Attacks on Madrid», Real Instituto Elcano (Public opinion working paper n. 13), disponibile online al link: https://www.realinstitutoelcano.org/en/work-document/war-terrorism-and-elections-electoral-impact-of-the-islamist-terror-attacks-on-madrid/.

Reif K., Schmitt H. (1980), «Nine second-order national elections – A Conceptual Framework for the Analysis of European Election Results», European Journal of Political Research, 8, pp. 3-44.

Reif K. (1984), «National Electoral Cycles and European Elections 1979 and 1984», Electoral Studies, 3, 3, pp. 244-255.

Scaramozzino P. (1983), «Il voto di preferenza nelle elezioni politiche ed europee nel 1979 e nelle elezioni politiche del 1983», Il Politico, 48, 4, pp. 641-675.

Scaramozzino P. (2003), «Il voto di preferenza nelle elezioni europee 1979-1999», Il Politico, 68, 2, pp. 271-283.

Sitografia

Le mappe e i grafici sono elaborazioni nostre su dati del Ministero dell’Interno, scaricabili da https://elezioni.interno.gov.it/ ed elaborati con Microsoft Excel ed R; per la visualizzazione abbiamo usato il servizio online Flourish (https://flourish.studio/). Dalla piattaforma Eligendo sono tratti anche tutti i dati elettorali.

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