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Apr 30, 2024 | Diritti, Lavoro

I martiri del XXII secolo: il sacrificio dei giovani nell’Italia odierna

Il martirio come risposta alla persecuzione

Chi sono i martiri? Esiste una declinazione moderna del martirio? Storicamente, i martiri sono cristiani che hanno dato la loro vita per rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo. Ma, assieme alla morte, anche il dolore ha un ruolo fondamentale nella logica del martirio.

Il Cristianesimo insegna che la vita terrena è in realtà un percorso arduo verso l’eterna beatitudine e il nostro scopo è quello di privarci degli stimoli carnali che altrimenti corromperebbero il nostro spirito. Secondo la Chiesa cristiana esistono tre tipi di martirio, legati proprio alla capacità del devoto nel riuscire a distaccarsi dagli impulsi sensuali della carne. Il martirio bianco, il verde e infine il rosso che comprende il decesso.

Il peso della sofferenza viene dunque alleggerito dalla promessa di un futuro luminoso, e il martire viene accolto nell’élite del popolo cristiano come esempio. Dolore e trionfo sono legati a doppio filo, secondo uno schema che non riesce a integrare uno senza l’altro. La speranza muove gli uomini ed è in grado di addolcire il più insostenibile dei sacrifici.

Tuttavia, il sacrificio è sempre necessario? Oggigiorno, il ruolo dei martiri ha assunto nuove sembianze, vestendo i panni di aspiranti lavoratori che, attraverso un arduo percorso, possono dimostrare di meritare il traguardo: l’assunzione. 

La resilienza: un concetto moderno per sostituire il martirio

Gli stipendi minimi di uno stage extra curriculare variano da regione in regione, per assestarsi intorno ai 450 euro mensili nella media italiana. Lo stage curriculare può, invece, anche non essere pagato. Lapidazione, esilio e digiuno sono tanto diversi dal mobbing e dal lavoro sottopagato?

La sanguinosa immagine del martire viene addolcita da una nuova parola, che vuole raccontare la stoica volontà del lavoratore di proseguire nonostante tutto: resilienza. Un individuo si mostra resiliente quando non solo riesce a districarsi tra gli ostacoli posti dalla vita, ma in qualche modo ne esce migliore grazie ad essi. Il cristiano sacrifica la propria vita per dimostrare la propria fede, e oggi chi lavora viene spesso incoraggiato ad applicare dei tagli nel privato, per provare la sua dedizione verso l’azienda.

Ed è a fianco alle immagini dei santi che si accodano le vite ascetiche di chi vuole fare carriera, in un’ottica che vede come universalmente esemplare la scelta totalizzante di un impiego che assorbe completamente l’identità del singolo. Impazzano le notizie che esaltano lo slogan del vincente che “si è fatto da solo” cavalcando il sogno americano del talentuoso giovane che, sfidando le condizioni avverse, riesce nello scopo di laurearsi o diventare ricco grazie alla propria attività.

La resilienza si cela anche nella condizione della donna, così come altre categorie socialmente marginalizzate e poco privilegiate, presentate eroicamente come doloranti e martirizzate. La società, quindi, narra se stessa occultando il dolore dietro un sacrificio necessario, e santificando coloro che contribuiscono a rafforzare un’immagine trionfante del contesto nel quale vivono. 

Per cosa muoiono i martiri di oggi?

Il martirio cristiano rappresenta la volontà del singolo contro un’imposizione del potere. Ma i martiri di oggi sono realmente liberi? La parola greca “mártir” (μάρτυς) ha il significato di “testimone”.

Con il martirio si dà testimonianza della fede in Cristo, e oggi chi osserva la propria condizione si trova in una condizione di impotenza, fronteggiando la difficoltà di cambiare lavoro, riuscire a vivere in autonomia e raggiungere un’indipendenza economica.

Il potere sembra in realtà giustificare se stesso, mantenendo in una condizione di eterno sacrificio i suoi dipendenti, per potersi arricchire in libertà.

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