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Mag 23, 2024 | ELEZIONI, Europee

Astensionismo alle stelle in Italia: com’è la situazione in Europa

Dopo aver visto quando è iniziato il calo di affluenza alle urne italiane, andiamo a vedere com’è la situazione in Europa dal punto di vista dell’astensionismo. 

Nel precedente articolo abbiamo visto come il tasso di astensionismo in Italia sia salito alle stelle. Un trend che sembra essere partito dalla fine della Prima Repubblica con lo scandalo Tangentopoli, fino a raggiungere vette sorprendenti e inarrivabili alle ultime elezioni politiche del settembre 2022, quando l’affluenza si fermò al 63,79%, equivalente a un livello di astensionismo pari al 36,21%. Il trend è costante e si ripete a ogni elezione amministrativa: basti vedere chi non è andato a vedere in Sardegna, Abruzzo e Basilicata. 

Con l’avvicinarsi delle elezioni europee, in programma l’8 e il 9 giugno, siamo andati a vedere se questo fenomeno, che per alcuni rappresenta l’evidente fallimento del sistema democratico e per altri non è un fatto così critico, esiste anche in altri Paesi, in particolare in Europa. Ovvero, se il clima di sfiducia è esteso a livello continentale. 

Astensionismo in Europa: l’Italia non è sola nei numeri

Anche in Francia si è votato nel 2022. Qui si evidenzia subito un tasso di astensionismo minore rispetto a quello registrato in Italia: alle politiche di aprile 2022, il 73,69% si è recato alle urne (primo turno), seguito dal 71,99% del secondo turno. In entrambi i casi, però, c’è da registrare una flessione dei votanti. Nel primo turno il calo è stato del 4,08% rispetto alla tornata precedente, mentre al secondo turno ha votato il 2,57% in meno. 

Se guardiamo alle elezioni legislative, avvenute due mesi più tardi nel Paese transalpino, il dato risulta ancora più lampante. Alle urne si è recato il 46,46% degli aventi diritto al voto e ciò significa che la quota di astenuti ha superato la metà dei votanti, attestandosi al 53,54%. Più precisamente, al primo turno si è recato il 47,51% degli elettori (-1,19%), mentre al secondo turno ha votato il 46,23% (+3,59%). 

Nella penisola iberica, troviamo dati altalenanti. Alle ultime elezioni del 2019 in Spagna ha votato il 71,76% degli elettori (il 28,24% non lo ha fatto), mentre in Portogallo la sfera del voto/non voto è quasi divisa a metà. Qui, alle ultime elezioni del 2019 ha votato solo il 57,96%, contro il 42,04% che ha preferito rimanere a casa. 

Un dato più alto di votanti, seppur sotto gli 80 punti percentuali, si ottiene in Germania, dove alle elezioni del 2021 si è recato alle urne il 76,58% degli elettori, contro il 23,42% che si è astenuto. 

Un affondo all’astensionismo lo iniziamo a trovare salendo su lungo il continente europeo. Prendiamo ad esempio il Benelux. Qui troviamo dati molto alti di affluenza in Belgio (88,38%) e in Lussemburgo (89,66%), per il semplice motivo che il voto in questi Paesi è obbligatorio (se non si vota, si possono perdere alcuni diritti sociali), ma anche in Olanda, dove il voto non è obbligatorio, l’affluenza è piuttosto alta (alle elezioni del 2021 ha votato il 78,71% degli elettori).

La Scandinavia resta sempre un mondo a parte: nei Paesi più felici del mondo, secondo alcune statistiche, alle elezioni si risponde sempre affermativo. In Danimarca (elezioni 2022) ha votato l’84,16% degli elettori, mentre in Norvegia (elezioni 2021) e Svezia (elezioni 2022) si è recato alle urne rispettivamente il 77,16% e l’88,21% degli aventi diritto. Discorso a parte per la Finlandia (che generalmente non rientra tra i Paesi della Scandinavia), dove alle elezioni del 2019 ha votato il 68,73% (31,27% di astenuti). 

L’astensionismo nell’Europa dell’Est

Anche spostandosi nel versante orientale del continente, più vicino al confine con la Russia, troviamo una chiamata al voto politico meno entusiasta. 

Alle elezioni del 2019 in Estonia, si è recato alle urne il 63,53% degli aventi diritto al voto (il 36,47% ha preferito rimanere a casa), mentre in eventi più recenti, l’affluenza è stata drasticamente inferiore. Alle elezioni del 2020 in Lituania, ha risposto il 47,80% degli elettori (contro il 52,20% che ha preferito non votare), mentre alle elezioni 2022 in Lettonia ha votato solo il 59,41% degli elettori. 

Non sembra esserci grande partecipazione politica neppure in Polonia, dove la chiamata alle urne del 2019 è stata evasa dal 61,74% degli elettori (però aumentata al 74,35% nel 2023). Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno visto un’affluenza sotto i 70 punti percentuali alle loro ultime elezioni, mentre la Romania detiene il record di affluenza in negativo: alle elezioni 2020 si è alzato per andare a votare solamente il 31,85% degli aventi diritto. Numero di poco superiore in Bulgaria. Nel 2022, solamente il 37,98% ha espresso una preferenza politica, mentre un anno più tardi è andato alle urne il 40,63% degli aventi diritto. 

Nella Grecia vituperata dell’austerity e ora in ripresa, il 2019 politico è stato rappresentato solamente dal 57,78% degli elettori e anche nel resto dei Paesi balcanici, il numero non è di gran lunga superiore. Per tornare ai livelli del 70% di affluenza bisogna salire fino in Slovenia (nel 2022 ha votato il 70,97% degli aventi diritto). 

Tassi di affluenza e astensionismo nei Paesi europei: la tabella

Per fornire una panoramica esaustiva su questi dati, abbiamo realizzato una tabella nella quale elenchiamo il Paese di riferimento, l’eventuale obbligo di voto, il tasso di affluenza e di astensionismo alle ultime elezioni e se si tratta di un Paese la cui popolazione voterà alle prossime europee di giugno. 

PAESEOBBLIGO DI VOTOULTIME ELEZIONIAFFLUENZA ULTIME ELEZIONIASTENSIONISMO ULTIME ELEZIONIVOTERÀ ALLE EUROPEE?
IslandaNo2021 (si rivoterà il 1° giugno 2024)80,09%19,91%No
NorvegiaNo202177,16%22,84%No
SveziaNo202284,21%15,79%
FinlandiaNo202469,57%30,43%
DanimarcaNo202284,16%15,84%
EstoniaNo202363,53%36,47%
LettoniaNo202259,41%40,59%
LituaniaNo202047,80%52,20%
PoloniaNo202374,35%25,65%
GermaniaNo202176,58%23,42%
Paesi BassiNo202377,74%22,26%
Lussemburgo202387,18%12,82%
Belgio201988,38%11,62%
FranciaNo202246,46%53,54%
SpagnaNo202365,88%34,12%
PortogalloNo202257,96%42,04%
Regno UnitoNo201967,55%32,45%No
IrlandaNo202062,77%37,23%
ItaliaNo202263,79%36,21%
SvizzeraNo202346,64%53,36%No
AustriaNo201975,59%24,41%
Repubblica Ceca No202165,39%34,61%
SlovacchiaNo202368,42%31,58%
SloveniaNo202270,97%29,03%
CroaziaNo202046,90%53,10%
UngheriaNo202269,59%30,41%
MoldovaNo202148,51%51,49%No
RomaniaNo202031,85%68,15%
Bulgaria202340,63%59,37%
SerbiaNo202258,77%41,23%No
MontenegroNo202356,25%43,75%No
Macedonia del NordNo202449,93%50,07%No
AlbaniaNo202146,32%53,68%No
Grecia202353,74%46,26%
CiproNo202372,24%17,76%
MaltaNo202285,63%14,37%
La percentuale media di astensionismo nei 27 Paesi membri dell’Ue si attesta al 32,32%, -3,89% rispetto all’Italia.

Perché l’astensionismo è così alto?

Perché il tasso di astensionismo è molto alto in Italia e in Europa? Noi possiamo limitarci a fornire dei dati, da cui poi si possono trarre delle conclusioni.

Certo è che viviamo in un tempo in cui le fake news agitano gli estremisti e questo rende impossibile un sistema binario polarizzato, che contrapponga uno schieramento rispetto a un altro (il classico Sinistra vs Destra). Proprio la mancanza di fiducia in questi ideali e in queste tradizioni consente la frammentazione del sistema politico e la dispersione del voto su più lidi, ma al contempo anche un marcato disinteresse sempre più diffuso.

Paradossalmente, è come se una maggiore democrazia (più partiti, più idee, più rappresentanze) abbia creato più scoramento e sfiducia in una politica che sembra lontana dalla realtà. Ma questo nesso tra democrazia e astensionismo esiste veramente? Si potrebbe rispondere di sì, alludendo al fatto che in una democrazia l’astensionismo non può esistere, limitando così la sfera democratica solo al voto di rappresentanza. Ma si potrebbe anche rispondere negativamente, asserendo che l’astensionismo fa parte della democrazia, rappresentando spesso un partito a sé senza rappresentanti, una richiesta di aiuto, o di un ideale di rappresentanza a cui appartenere.

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