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Mag 29, 2024 | ELEZIONI, Europee, IN EVIDENZA

Alle destre estreme il voto degli agricoltori arrabbiati dell’UE

Se, come la quasi totalità dei sondaggi prevede, le prossime elezioni europee vedranno l’affermazione dei gruppi politici di estrema destra come ID ed ECR,  a farsi portavoce di questo spostamento a destra dell’opinione pubblica saranno soprattutto gli agricoltori europei e gli abitanti delle aree rurali. Di conseguenza, come hanno previsto anche le proiezioni di Piave (ISSUE #1), rispetto alle precedenti elezioni si amplierà la scissione tra città e campagna, o meglio, tra “la nuova classe media urbanizzata, che ha votato Renew Europe o i Verdi”, e “i cittadini di campagna che hanno votato PPE, ECR o ID”. 

Del resto, le elezioni nazionali che si sono svolte in questi cinque anni dal 2019 al 2024 hanno confermato la tendenza. In Portogallo, nei Paesi Bassi, in Belgio o Polonia, ad esempio, i partiti di estrema destra hanno ottenuto la più alta percentuale di voti nei distretti rurali.

E questo perché tra gli agricoltori e le istituzioni europee il rapporto è andato deteriorandosi: un sentimento di sfiducia crescente nei confronti dell’Unione europea si è diffuso nelle aree extra-urbane, sentimento che si è tradotto in un aumento del sostegno ai partiti anti-sistema come, appunto, quelli che si riuniscono nei gruppi ECR o ID. Per non parlare delle immagini emblematiche degli agricoltori che assaltano il Quartiere europeo di Bruxelles. 

L’Accordo Verde che non mette tutti d’accordo

A determinare la rottura sono state soprattutto le politiche del Green Deal. A Bruxelles gli agricoltori hanno occupato le strade in segno di protesta contro le normative sull’uso dei pesticidi in UE o contro la legge per il ripristino della natura: regole considerate più che altro dei paletti che limitano la capacità di produzione europea e favoriscono importazioni ritenute “rischiose”. Inevitabilmente, anche questo si è tradotto nell’aumento del sostegno dei lavoratori agricoli a quei gruppi politici di estrema destra come il gruppo ID che, tra le sue battaglie, conta proprio lo stop al piano europeo di transizione verde. 

Al contrario, le tematiche green trovano supporto tra gli abitanti delle aree urbane. Come spiega Piave, “le persone che vivono nelle grandi aree urbane hanno non solo l’interesse, ma anche i mezzi per sostenere e appoggiare i partiti con un programma verde”. Un esempio? Disincentivare l’uso dei combustibili fossili fuori dalle grandi città è difficile. Il settore agricolo è responsabile di oltre il 10% delle emissioni di gas serra dell’UE, da fonti come il protossido di azoto dei fertilizzanti, l’anidride carbonica dei veicoli agricoli o il metano dell’allevamento del bestiame.

Banalmente, vivere in campagna o in zone periferiche senza un’automobile è quasi impossibile. Se si pensa invece ai sistemi di trasporto pubblico delle grandi città, in alcuni casi è praticamente inutile avere un’auto. 

Esclusi e abbandonati: ecco come si sentono nelle aree rurali

Ne deriva un senso di malessere e isolamento tra gli abitanti di paesi e aree rurali, come si legge in un report pubblicato dalla Commissione europea e realizzato da esperti politici e membri della società civile.

Non solo problemi economici, il malcontento degli agricoltori “si estende anche alla sensazione di essere politicamente esclusi e socialmente alienati”. E sentirsi esclusi dalle politiche che sono al centro del mandato delle istituzioni europee, come il Green Deal, porta gli agricoltori e gli abitanti delle aree più remote a sostenere la destra radicale. Cosa che già succede a livello nazionale, come si vede bene dalla mappa interattiva realizzata da Investigative Europe. Raccolte le statistiche nazionali successive alle elezioni politiche nei vari Paesi Ue, Investigative Europe ha individuato il distretto o il comune che ha votato di più per i partiti di estrema destra. E il risultato è, appunto, che i partiti nazionalisti e conservatori prosperano nelle aree rurali.

In Italia, ad esempio, Fratelli d’Italia (parte del gruppo ECR a livello europeo) è stato votato di più a Salizzole, comune della campagna veneta. Qui, alle elezioni del 2022, Fratelli d’Italia ha ottenuto il 49,8% dei voti a fronte del 25,9% nazionale. In Portogallo, il partito di estrema destra Chega ha la sua roccaforte a Elvas, un polo agricolo nell’area collinare al confine con la Spagna. A Elvas, Chega è stato votato dal 36,5% degli elettori, rispetto a un risultato nazionale pari al 18%. In Polonia nel 2023, i sovranisti del PiS, partito che compone per la maggioranza il gruppo ECR al Parlamento europeo, hanno ricevuto più voti dagli elettori di Godziszów, un remoto villaggio tra le colline a est del Paese. Addirittura il 78,9% degli elettori ha votato PiS, contro il dato nazionale del 35,4%.

L’importanza del voto degli agricoltori

Secondo Politico, “dei quasi 400 milioni di aventi diritto al voto in UE, solo circa 9 milioni lavorano nel settore agricolo” eppure è proprio il voto degli agricoltori sul quale puntano i partiti: un gruppo elettorale ristretto ma forte, in grado di suscitare empatia anche al di fuori delle aree rurali, nelle piccole città e zone periferiche. Caso emblematico quello olandese: il Movimento Cittadini-Agricoltori (BBB), partito nato nel 2019 per incanalare il malcontento proveniente dalle aree rurali, ha prima ottenuto una importante vittoria alle elezioni provinciali del 2023 e poi è entrato nella coalizione di Governo dopo le elezioni di novembre, che hanno visto il Partito per la Libertà (PVV) del leader di estrema destra Geert Wilders ottenere il maggior numero di voti.

Il voto degli agricoltori nell’analisi di Piave

Ma c’è un altro discorso oltre alla evidente capacità degli agricoltori di fare presa quando manifestano il loro dissenso. Come sottolineato da Piave, (ISSUE#2) se è vero che le recenti politiche verdi e alcune normative più rigide a livello europeo hanno generato le proteste degli agricoltori, la Politica Agricola Comune (PAC) è uno dei pilastri dell’integrazione europea e i fondi della PAC sono sicuramente qualcosa a cui gli Stati membri non vogliono rinunciare. Tutto lascia pensare, quindi, che come per le elezioni europee del 2019, anche a giugno l’idea di poter contare su questi fondi giocherà un ruolo determinante.

“I fondi agricoli e regionali rappresentano una parte significativa del bilancio dell’UE e sono un sistema di welfare che consente agli agricoltori europei di rimanere a galla e alle regioni più povere di costruire infrastrutture”.

Sempre secondo le analisi di Piave, (ISSUE #1) “quello che i dati suggeriscono – per il momento – è che coloro che ne beneficiano maggiormente non vogliono rinunciare a questo denaro e ai benefici tangibili che ne derivano”.

E se il sostegno degli agricoltori si è riversato sui partiti di estrema destra è anche proprio perché sta venendo meno l’anti-europeismo che ha caratterizzato questi partiti fino a poco tempo fa, anti-europeismo inteso come desiderio di uscire dall’Unione europea. La direzione dei partiti politici di destra radicale, al momento, è più quella di riformare l’Unione europea esistente, diventata troppo centralizzata, ma senza mettere in discussione l’appartenenza dei Paesi da cui questi partiti provengono al gruppo dei 27. Economicamente, ci sarebbe troppo da perdere dall’uscita dall’UE.

Se ne è accorto anche il PPE

Sta di fatto, comunque, che ad avere compreso l’importanza del voto proveniente dalle aree rurali non sono solo i gruppi politici di destra estrema.

Anche il principale gruppo politico del Parlamento europeo, il PPE, recentemente si è schierato al fianco degli agricoltori nella battaglia contro una delle proposte di legge centrali del Green Deal europeo, quella sul ripristino della natura (poi approvata lo scorso febbraio). E la mossa del PPE di votare allineandosi ai gruppi di destra radicale potrebbe essere letta come la prova generale in vista del nuovo assetto che potrebbe avere l’Eurocamera. 

Infatti, in base alle proiezioni di Piave(ISSUE#2) sviluppate con la metodologia MediaVeritas ponderando i sondaggi pubblicati da Europe Elects (marzo 2024), alle elezioni di giugno, il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) dovrebbe guadagnare 15 seggi, mentre Identità e Democrazia (ID) 18. Tutto questo proprio a spese del PPE (-23), e dei liberali di Renew Europe (-17). ECR arriverebbe a contare 83 seggi, ID 80 e il PPE 190: uniti, il partito di centro-destra e i partiti di estrema destra otterrebbero 353 seggi, solo otto in meno rispetto alla maggioranza assoluta.

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