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Giu 21, 2024 | ELEZIONI, Europee

Impatto delle elezioni europee 2024 sulla stabilità dell’UE

La stabilità che scricchiola dell’UE post elezioni

Il Partito Popolare Europeo è ancora il partito con più seggi al Parlamento UE (190). I Socialisti sono ancora secondi e Ursula von der Leyen spera ancora in una replica della passata legislatura per avere i numeri necessari ad essere rieletta, grazie alla coalizione tra il suo partito, il PPE, con i Socialisti e Renew (che però perde 22 seggi a questa tornata, fermandosi a 80).

L’impatto delle elezioni europee 2024 sulla stabilità del Parlamento UE

Vista così, la situazione non sembra molto cambiata dopo le elezioni europee dell’8 e 9 giugno scorso. E invece, come previsto dai sondaggi, i partiti di estrema destra sono arrivati in testa o tra i primi partiti in numerosi Stati membri e questo avrà conseguenze tanto a livello comunitario quanto a livello nazionale. Gli europarlamentari di destra radicale eletti andranno ad ingrossare le fila dei gruppi politici conservatori ed estremisti, l’ECR e il gruppo ID, che insieme possono contare su 134 seggi al Parlamento europeo, due soli in meno rispetto alla seconda forza politica dell’emiciclo, il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) che, con tre seggi persi, è ora a quota 136. 

Questo senza contare i quindici eletti per il partito di estrema destra tedesco AfD, i dieci rappresentanti del partito Fidesz del Primo ministro ungherese Viktor Orban, i sei del partito polacco Confederazione o i tre europarlamentari del partito filo-russo ungherese Rinascita. Tutti tra i Non iscritti o Altri partiti, ma che fondamentalmente quando si tratterà di votare, voteranno come i gruppi ECR o ID di cui hanno fatto parte e da cui provengono.

L’estrema destra: una risorsa per il PPE e una legnata per i Verdi

L’exploit delle destre estreme avrà un impatto a livello europeo, nel senso che lascerà aperta la possibilità ai popolari di allearsi con ECR e ID su alcuni report, contando così comunque, anche senza Socialisti e Renew, sulla quasi maggioranza degli eurodeputati. Ma l’exploit delle destre estreme ha già avuto e avrà conseguenze importanti anche all’interno di alcuni specifici Stati membri come Francia, Germania e Spagna, dove i Governi in carica, espressione di altre forze politiche, stanno facendo i conti con le nuove preferenze dell’elettorato.

Non solo, il fatto che l’estrema destra abbia conquistato voti a discapito del gruppo dei Verdi (che contano ora 52 seggi, 19 in meno della precedente legislatura) sembrerebbe indicativo di un altro cambiamento in corso. Il Green Deal, la politica di punta delle istituzioni fino a questo momento, potrebbe passare a un ruolo di secondo, se non terzo, piano rispetto ad altre tematiche che invece hanno più importanza per i gruppi con maggiori rappresentanti, come la difesa, l’immigrazione o l’allargamento.

Le divisioni interne ai partiti di estrema destra avranno un ruolo?

L’unico elemento che porterebbe a ‘ridimensionare’ la vittoria della destra antisistema sono le divisioni all’interno di questi stessi partiti su temi diversi, dalla guerra in Ucraina a un eventuale secondo mandato di Ursula von der Leyen. Al punto che c’è chi sostiene che il risultato dei partiti di estrema destra non dovrebbe preoccupare poi così tanto, non dovrebbe essere letto in modo “così drammatico” proprio per l’innegabile presenza di “divisioni all’interno dei partiti stessi che compongono l’area dell’estrema destra”.

Durante un incontro dal titolo “Quo vadis Europa?” sui possibili scenari dopo le elezioni parlamentari europee, Gianfranco Baldini, professore di Scienza Politica all’Università di Bologna, parte proprio dal risulto dei partiti di estrema destra nel dare la sua lettura delle votazioni.

E se per Baldini questo risultato non è tale da compromettere l’immagine di “stabilità” con la quale l’Unione europea viene fuori dalle elezioni, con “il PPE che resta il partito principale, seguito ancora dai Socialisti e Democratici”, ci sono altri momenti importanti che stanno arrivando e metteranno alla prova tanto le istituzioni europee quanto gli Stati membri.

Il futuro dell’UE è un match in quattro tempi

Baldini immagina l’Unione Europea impegnata in un match di basket di cui le elezioni sono state solo il primo quarto.

“La cena informale dei capi di Stato e Governo segna l’inizio del secondo quarto” [tenutasi lunedì 17 giugno, n.d.r.] dice Baldini. È stato il primo momento per le ipotesi sulle nomine per i cosiddetti top jobs: la presidenza di Commissione, Consiglio e Parlamento UE e l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE. E poi da questi a scendere, con i vicepresidenti e le cariche più basse.

Doveva essere, per intenderci, il primo appuntamento in agenda per Ursula von der Leyen, il cui secondo mandato sembrava altamente probabile e anche “importante” come segnale per la democrazia europea, dice, durante lo stesso dibattito, la professoressa Elena Baracani, titolare della Cattedra Jean Monet EUGlobA, seduta al tavolo insieme con altri colleghi, la professoressa Anna Lavizzari, la professoressa Manuela Moschella e il professor Paul Taggart. 

Von der Leyen è “la candidata del partito che ha ottenuto più voti” alle elezioni europee, “e se ci teniamo ai principi democratici sarebbe importante che lei venisse eletta di nuovo”, dice Baracani.

E invece il secondo mandato, appunto probabile ma non scontato, non è stato confermato dai leader UE durante questo primo incontro informale. La presidente uscente dovrà aspettare ora il 27 e 28 giugno prossimi, quando ci sarà la riunione, stavolta formale, del Consiglio UE.

Ma questo secondo quarto di partita è stato un appuntamento delicato anche per gli Stati membri, impegnati a capire quali rappresentanti proporre per quali cariche, in modo da avere più peso a livello europeo. 

L’impatto delle elezioni europee 2024 e le elezioni anticipate in Francia

“Nessuno si sarebbe aspettato un esito simile delle elezioni europee in Francia né tantomeno il fatto che Macron sciogliesse l’assemblea nazionale chiedendo elezioni anticipate”, prosegue Baldini. Eccoci: è l’inizio del terzo quarto perché “i risultati di queste elezioni possono avere un impatto sui futuri equilibri delle istituzioni UE”. Con il 31,5% dei voti ottenuti, il Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen, ha ottenuto il doppio dei voti del partito al potere in Francia, Renaissance di Emmanuel Macron, arrivando in testa nel 93% dei comuni francesi. Per questo, per verificare di avere ancora il mandato dei cittadini francesi, Macron ha convocato elezioni politiche anticipate il 30 giugno e il 7 luglio.

Arriverà poi l’ultimo quarto, il momento in cui “il Parlamento UE sarà chiamato a votare per confermare o meno le nomine e le proposte dei capi di Stato e Governo”, tra cui, appunto, il prossimo o la prossima presidente della Commissione. Il Parlamento ha provvisoriamente previsto questo momento durante la plenaria del 18 luglio, riservandosi però la possibilità di rimandare l’elezione a una successiva seduta plenaria a settembre.

Ma sul parquet di Bruxelles c’è spazio anche per l’extra time. Anzi, per questo tempo supplementare ci spostiamo a Berlino perché in Germania “l’estrema destra dell’AfD ha preso molti voti (circa il 16% delle preferenze, il 5% in più rispetto al 2019, n.d.r) e le elezioni regionali di settembre in tre Land, Sassonia, Turingia e Brandeburgo, saranno importanti per verificare se effettivamente l’AfD si confermerà davanti ai socialdemocratici, imponendosi come un’ulteriore sfida per il Cancelliere Olaf Scholz”, spiega Gianfranco Baldini.

Cosa dicono i risultati del voto sull’Italia

Parlando nello specifico dell’Italia, invece, la premessa sulla partecipazione al voto al di sotto del 50% degli aventi diritto è importante innanzitutto perché “l’Italia è risultato l’unico tra i Paesi fondatori in cui la partecipazione è andata diminuendo un’elezione dopo l’altra”, e poi perché “quando meno della metà degli aventi diritto va a votare, bisogna essere molto attenti sull’interpretazione dei dati. La stessa vittoria di Giorgia Meloni deve essere interpretata alla luce di questa bassissima percentuale”, dice Baldini.

Impatto delle elezioni europee 2024 sulla politica italiana e la leadership di Giorgia Meloni

Rispetto a ciò che è successo in altri due grandi Paesi europei, la Francia e la Germania, le elezioni in Italia hanno avuto meno conseguenze. E l’Italia è anche un caso peculiare rispetto ad altri Stati membri “perché è l’unico Paese in cui i leader dei partiti sono stati candidati in quasi tutte le circoscrizioni, a testimonianza del fatto che queste elezioni europee sono state trattate come una prova della tenuta del Governo”, un test politico. “E Giorgia Meloni che è quasi a metà del suo mandato ha effettivamente riconfermato il suo ruolo di leader tanto all’interno della coalizione di maggioranza quanto nei confronti dell’opposizione”, ha spiegato Baldini.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arriva quindi in Europa con 24 dei 72 seggi del gruppo ECR. Il gruppo è ancora in fase di composizione e “molto probabilmente cambierà nelle prossime settimane o mesi. Ci sono divisioni interne, ad esempio sulla possibilità di inglobare gli eurodeputati di Viktor Orban, ma quello che è sicuro è che con 24 seggi, Giorgia Meloni può avere un ruolo importante sia all’interno del gruppo che per l’aritmetica del Parlamento UE”. 

Tornando più strettamente all’interno delle dinamiche italiane, invece, “rispetto alle elezioni politiche del 2022, gli unici partiti che a queste elezioni europee hanno guadagnato voti sono il PD e l’Alleanza Verdi-Sinistra, quindi i partiti di opposizione”, chiarisce Baldini. Il punto è che “un conto è guadagnare qualche voto, un conto è riuscire a creare una coalizione stabile e credibile per gli elettori”.

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