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L’evoluzione dell’astensionismo politico in Italia dal 1948 a oggi

Come si è evoluto l’astensionismo politico in Italia dalle elezioni del 18 aprile 1948 a oggi: il tasso di affluenza ha registrato una riduzione di oltre 25 punti percentuali negli ultimi 35 anni.

Alle recenti elezioni politiche c’è sempre un solo e unico vincitore: l’astensionismo. È così ormai da diversi anni. Che siano comunali, regionali o nazionali, la percentuale che riscuote maggiore consenso è spesso quella di chi non si reca alle urne. A guardare i numeri delle elezioni di poco meno di un secolo fa, viene la pelle d’oca. Basti considerare che il 18 aprile 1948 il 92% degli elettori si recò alle urne. Un paragone veloce con chi è andato a votare alle ultime elezioni politiche a settembre 2022: il 63,9% degli elettori. Un trend in forte calo che potrebbe essere ribadito anche alle prossime elezioni europee di giugno. 

Come si è evoluto l’astensionismo politico in Italia nel tempo

Negli ultimi 76 anni è radicalmente cambiato il numero degli elettori. Come abbiamo visto, nel 1948, il 92% degli aventi diritto al voto si è recato in cabina elettorale. Il dato non è calato negli anni successivi e ha avuto il suo apice alle elezioni del 1979, quando alle urne si presentò il 94% degli aventi diritto. Tuttavia, le cose sono iniziate a cambiare negli anni Ottanta: nel 1983 votò soltanto l’88,01%, un numero che oggi sarebbe quasi fantascientifico. 

Primo spartiacque: la fine della Prima Repubblica

Il dato appena menzionato è rimasto più o meno stabile in quel periodo, riducendosi ulteriormente tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Spartiacque, probabilmente, fu la fine della Prima Repubblica, lo scandalo Tangentopoli, la percezione nell’opinione pubblica di una politica sempre più corrotta, culminata con la contestazione a Bettino Craxi con tanto di lancio di monetine nella sera del 30 aprile 1993. Come risposta, alle elezioni del 1994 si presentò l’86,31%, una percentuale inferiore a quella registrata 11 anni prima, ma anche a quella di 2 anni prima, 5 aprile 1992, quando alle urne si recò l’87,35%. 

L’ultima tornata elettorale che vide percentuali di voto abbastanza elevate fu quella del 14 giugno 1987, quando andò a votare l’88,83% degli aventi diritto. 

Fissiamo questa data e vediamo come a un certo punto si sia drasticamente ridotto il tasso di affluenza. Iniziamo prima dalla Camera, prendendo a riferimento i dati di Eligendo.

Dati relativi alla Camera
DATA ELEZIONI POLITICHE ELETTORIVOTANTIAFFLUENZASCHEDE BIANCHESCHEDE NON VALIDE (BIANCHE INCLUSE)
14 giugno 198745.692.51740.586.57388,83%773.4752.015.065
5 aprile 199247.486.96441.479.76487,35%872.0252.232.489
27 marzo 199448.135.04141.546.29086,31%1.421.9002.825.397
21 aprile 199648.744.84640.401.77482,88%1.241.4982.917.376
13 maggio 200149.256.29540.085.39781,38%1.688.6092.962.621
9 aprile 2006*46.997.60139.298.49783,62%439.2861.145.154
13 aprile 2008*47.041.81437.874.56980,51%485.8701.417.315
24 febbraio 2013*46.905.15435.270.92675,20%395.2791.265.171
4 marzo 2018*46.505.35033.923.32172,94%389.4411.082.296
25 settembre 2022*46.021.95629.413.65763,91%493.2821.315.461
*Solo Italia, esclusa Valle d’Aosta e voto estero
Dati relativi al Senato

Per dovere di cronaca, elenchiamo anche i dati relativi al Senato:

DATA ELEZIONI POLITICHE ELETTORIVOTANTIPERCENTUALE ASTENSIONISMOSCHEDE BIANCHESCHEDE NON VALIDE (BIANCHE INCLUSE)
14 giugno 198738.951.48534.421.23088,37%961.7972.007.369
5 aprile 199241.053.54335.633.36786,80%1.133.2372.304.786
27 marzo 199441.795.73035.873.37585,83%1.578.6042.798.826
21 aprile 199642.889.82535.260.80382,21%1.280.4962.636.219
13 maggio 200144.499.79436.189.39481,32%1.282.5162.318.132
9 aprile 2006*42.232.46735.262.67983,50%462.3551.100.064
13 aprile 2008*42.358.77534.058.40680,40%448.5071.284.067
24 febbraio 2013*42.270.82431.751.35075,11%369.3011.133.449
4 marzo 2018*42.780.03331.231.81473,01%376.7651.021.451
25 settembre 2022**45.210.95028.850.84063,81%497.6731.281.165
**Esclusa Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige/Sudtirol e voto estero

Secondo spartiacque: le elezioni del 2006

Guardando alle percentuali, possiamo notare che all’aumento dell’astensionismo, si è ridotto anche il numero di schede non valide, ma anche e soprattutto come il giro di boa sia avvenuto dopo le elezioni del 9 aprile 2006. In quell’occasione vinse il PD di Romano Prodi, dopo cinque anni di governo Berlusconi, segnati sin da subito da eventi nazionali e internazionali di rilevanza storica come i fatti della Scuola Diaz (luglio 2021) e l’attentato alle Torri Gemelle (settembre 2001). Tuttavia, il governo eletto nel 2006 durò solo poco meno di due anni, esattamente ciò che avvenne nel 1992 e nel 1994. 

Da quel momento in poi si è registrato un tracollo importante della quota di chi è andato alle urne. Se in precedenza le differenze erano minime o poco rilevanti (dal 1987 al 2008 solo 8 punti percentuali di distanza), dal 2008 al 2022 la differenza è stata di ben 16,6 punti percentuali, con la disparità più significativa ed eclatante evintasi nel confronto tra le elezioni del 25 settembre 2022 e quelle precedenti (-9,03% rispetto a quelle precedenti del 4 marzo 2018).

Astensionismo alle europee: cosa dicono i sondaggi

Per vedere a quali livelli è arrivato il tasso di astensionismo oggi, per il momento, non possiamo fare altro che guardare cosa dicono i sondaggi. Prendiamo gli ultimi dati (gli ultimi al momento in cui stiamo scrivendo), aggiornati tra fine gennaio e inizio febbraio 2024. 

SONDAGGIO DATA PUBBLICAZIONEASTENUTI E INDECISI
Quorum29 gennaio 202445,4%
Tecnè29 gennaio44,8%
Demopolis1 febbraio44%
Tecnè 3 febbraio44,7%
BiDiMedia5 febbraio41-45%
SWG5 febbraio 36%

I dati sopra riportati (potete consultarli e continuare a monitorarli qui) indicano quindi al momento percentuali di astensionismo superiori rispetto a quelle registrate alle ultime elezioni 2022, sebbene molti istituti, per dovere di precisione, spesso associno quelle percentuali a un livello di indecisione o alla rappresentanza di chi non si esprime. 

Astensionismo altissimo alle ultime elezioni regionali in Lazio e Lombardia

Il trend ricalca ovviamente quanto accade anche alle elezioni amministrative, regionali e comunali. Il 2024 è un anno molto intenso dal punto di vista politico per l’Italia e non solo, con Regioni (Abruzzo, Basilicata, Piemonte, Sardegna e Umbria) e comuni (27 comuni capoluogo di provincia, di cui 6 capoluogo di regione, e un totale di 3.702 comuni) chiamati al voto. 

Guardiamo ai dati delle ultime elezioni regionali in Lazio e in Lombardia: stiamo parlando delle Regioni che hanno i bacini elettorali più ampi nel Paese. Ebbene, nel Lazio si è registrato il dato più basso mai rilevato, con un’affluenza al 37,2%. Cos’ha di così impressionante questo numero? Alle regionali del 4 marzo 2018, andò a votare il 66,55% degli elettori. E nel 2013 il tasso di affluenza si attestò al 71,96%, comunque un numero maggiore rispetto al 60,89% registrato alle regionali del 2010. Tuttavia, è il 37,2% a dover far parlare, a creare un dibattito costruttivo, a lanciare un campanello d’allarme. Quel che conta, invece, sembra essere solo l’esito finale.

Parimenti, in Lombardia, il 41,68% sfigura notevolmente contro il 73,11% del 2018. La conferma di questo trend discendente si è avuta anche nelle recenti elezioni in Friuli Venezia Giulia: a votare è stato il 45,2% degli aventi diritto, contro il 49,6% registrato nel 2018.

Sondaggi Regionali

In Sardegna si voterà il 25 febbraio: è la prima Regione che andrà al voto e sarà un banco di prova importante per il governo. Le ultime elezioni ci sono state il 24 febbraio 2019 e l’affluenza fu al 53,38% (+1,37% rispetto al 2014). Stando agli ultimi sondaggi BiDiMedia (31 gennaio-1 febbraio) il tasso di affluenza si attesterebbe tra il 47% e il 51%, con numeri simili al 2019. 

La seconda Regione italiana che andrà a votare in ordine di tempo è l’Abruzzo: la data chiave è domenica 10 marzo 2024. Il 10 febbraio 2019 l’affluenza fu del 53,11%. Al momento i sondaggi non si sbilanciano sul tasso di affluenza previsto per il 10 marzo di quest’anno. 

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