Qual è la situazione della questione salariale in Italia?
Proviamo a fare un quadro servendoci delle dichiarazioni dei leader dell’opposizione rese prima e dopo la presentazione della proposta di legge per un salario minimo, fissato a 9 euro l’ora.
“Sono più di 3 milioni le lavoratrici e i lavoratori che sono poveri anche se lavorano”, aveva dichiarato la segretaria del PD, Elly Schlein, a marzo scorso. Nel 2021 il Ministero del Lavoro riprende e amplia la definizione di lavoratore “povero” di Eurostat.
Ha tra i 18 e i 64 anni, è occupato al momento della rilevazione, ha lavorato per almeno un mese nell’anno di riferimento e in un anno ha un reddito disponibile equivalente (calcolato sulla base dei membri della famiglia) inferiore alla soglia della “povertà relativa.
Su questi criteri, oggi ci sarebbero quasi 3 milioni di occupati poveri in Italia.
Guarda invece fuori dall’Italia Carlo Calenda, leader di Azione, che dice: “Siamo l’unico Paese del G7 che non ha il salario minimo” imposto per legge. Negli Stati Uniti, in Giappone, in Francia e in Canada, il salario minimo esiste da oltre trent’anni. È più recente in Germania e Regno Unito. Come scrive l’Ocse, la Francia è il Paese con il salario minimo reale più alto: 12,6 dollari l’ora. Seguono Germania (12,2), Regno Unito (11,3), Canada (10,6), Giappone (8) e Stati Uniti (7,3).
Il presidente del M5S, Giuseppe Conte, si rivolge invece direttamente al Governo Meloni: “In modo consapevole sta programmando un incendio sociale”.
Se la profezia si avverasse, si tratterebbe di una rivolta guidata dalle donne e dai giovani. Come dichiarato infatti dal professore di Diritto del lavoro Marco Barbieri tra i “4.578.535 lavoratori che guadagnano meno di 9 euro lordi l’ora” rientrano “il 38% delle persone con meno di 35 anni e il 26% delle lavoratrici”. Quindi quasi quattro su dieci degli under 35 e una su quattro tra le donne che lavorano.